L’eterna lotta tra introversi ed estroversi

Dato che mi piace leggere, ne leggo sempre di tutti i colori. Leggere mi rilassa e non potrei rinunciarvi per niente al mondo.
Non sono così diplomatica come sembro: ci sono cose per le quali lotterei con le unghie e con i denti e quello che amo rientra tra queste cose. Dato che mi piace sia leggere che scrivere, spesso mi capita di citare qualcosa che ho letto e che mi ha ispirata, provo anche a mettere in pratica dei consigli carpiti qua e là e non mi do per vinta finché capisco che è davvero finita.

Spesso visitiamo blog, leggiamo articoli, post, pensieri di persone a noi del tutto estranee e alle parole di qualcuno ci affezioniamo persino. È la misteriosa legge dell’attrazione a guidarci verso l’ignoto. E ogni tanto l’ignoto ci mostra un riflesso di noi stessi a dir poco sorprendente!
Oggi, ad esempio, mi è capitato di leggere un articolo di Jonathan Rauch sul sito The Atlantic.com attirata dall’insolito titolo “Caring for your introvert” (prendersi cura del proprio introverso. Sottotitolo: le abitudini e i bisogni di un gruppo poco compreso).

Il succo dell’articolo? L’autore si è definito un introverso e si è lanciato in una bella e interessante descrizione dei privilegi e dei drammi dell’essere una persona introversa. Badiamo bene, come sottolinea anche l’autore, non ho detto timida o asociale, ho semplicemente detto introversa.
Qual è la differenza? Ad un introverso non ho certo bisogno di spiegarla, ad un estroverso invece consiglio di leggere l’articolo di Rauch e di farne tesoro!

Anch’io come l’autore mi proclamo un’introversa e sottoscrivo il 99% del suo articolo. Leggerlo è stato liberatorio, scoprire nelle parole di un’altra persona un pezzo di te stessa che non eri mai riuscita a spiegare né tantomeno a far capire mi ha procurato una piacevole sensazione di sollievo. Ecco, mi sono detta, ecco tutto quello che avrei voluto inculcare nella testa di quei zucconi che per anni mi hanno etichettata ora timida, ora scontrosa, ora asociale. L’essere introversi non è una malattia!
Per anni mi sono sentita stigmatizzata per un carattere che non mi ero di certo scelta, ma faceva parte di me. Per anni ho sentito le mie stesse lamentele da altri introversi e col tempo ho imparato ad ignorare le critiche e i consigli sul come essere e agire.

Molti pensano che gli introversi siano persone deboli, incapaci di relazionarsi con gli altri, li vogliono “aiutare” e li spronano “a tirare fuori il carattere”, a “buttarsi nella mischia”. Non capiscono che il carattere è qualcosa di personale e ci sono modi e modi per farsi valere ed esprimere se stessi.
È una verità che ogni bambino introverso impara ben presto: la società non vuole persone introverse, non sa cosa farsene e così le incita a rinnegare il proprio carattere, i propri bisogni per altri che reputa migliori e più desiderabili. È questo il messaggio che mi è stato trasmesso sia a scuola che nella vita di tutti i giorni: devi parlare, interagire, essere al centro dell’attenzione anche solo per pochi secondi. Non rimanere in silenzio, non parlare di cose interessanti, non li fare sentire in imbarazzo con la tua incapacità di rincorrere gli argomenti. Il mondo è nelle mani degli estroversi, è palese, sono loro ad avere successo, a far carriera, a cogliere le opportunità migliori… o perlomeno questo è quello che vogliono farci credere.

Il peggior difetto di un introverso? Essere quello che “non è di moda”.
Il peggior difetto di un estroverso? Il non riflettere veramente su quello che dice o fa.

Se una persona è sempre in movimento pretenderà che il mondo si muova con lei e darà il tormento a tutto quello che a suo dire è statico, privo di vita. Eppure basterebbe così poco per andare d’accordo! Se si prestasse attenzione si scoprirebbe che un introverso non è una persona che non parla, ma una persona che misura le parole, ne spende di meno rispetto ad un estroverso ed è un formidabile ascoltatore. Se quest’ultimo, infatti, ascoltasse più attentamente i discorsi di un introverso capirebbe che la distanza che li separa non è un abisso e, forse, di fronte al silenzio smetterebbe di scappare inorridito. Per favore, sfatiamo il mito che gli introversi siano persone timide, asociali e incapaci di relazionarsi con gli altri! E smettiamola di invidiare chi la società vorrebbe farci emulare ad ogni costo! Introversi o estroversi, alla fine comunichiamo tutti. E se proprio vogliamo dirlo, odiamo il silenzio solo quando siamo incapaci di ascoltare.

Risorse utili:
LIDI – Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi

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