Come affrontare il passato

Settembre 20, 2008

Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo.
- George Santillana -

Volse lo sguardo e si ritrovò davanti due occhi di ghiaccio che lo fissavano attoniti. Ghiaccio puro, ghiaccio sotterraneo. Si spaventò nello scorgere uno sguardo antico e dimenticato. Era di nuovo bambino, lo specchio non mentiva, e quello sguardo gli ricordò il suo passato e tutte le paure che non era riuscito ad affrontare. Un buco nero, memorie represse che ora tornavano dispettose a tormentarlo. Era lui, solo, di fronte a quello specchio e a quella inafferrabile, angosciosa domanda: “E se il passato ritornasse?”

Il passato ritorna ogni giorno nella nostra vita, la mente si affolla di ricordi che, spesso, vorremmo relegare in un angolo della mente.
Dimenticare gli avvenimenti tristi e conservare solo quelli felici è un sogno condiviso da molti, ma per quanto desiderabile la natura non ci ha dotati di una memoria selettiva.

Tempo fa avevo già affrontato l’argomento concentrandomi sugli aspetti più negativi del ricordo, sui traumi e sui possibili motivi per cui lasciassero un’impronta indelebile dentro di noi. In questo post, al contrario, voglio parlare di quei ricordi tristi, legati spesso a un sentimento di perdita o a un rimpianto, che non riusciamo a vivere serenamente.

 

L’importanza del ricordo

Perché parlare del passato quando la scelta più saggia sarebbe dimenticare?
Semplicemente perché dimenticare può non essere la scelta più saggia. Al contrario, più spesso di quanto si sia disposti ad ammettere il passato deve essere affrontato, così come i nostri errori. Voltare lo sguardo e fingere di non vedere, non rende invisibile la realtà e le conseguenze delle nostre scelte.

Perché arrendersi al ricordo e, in apparenza, accettare nuovamente di soffrire?
Per un unico ma fondamentale motivo: solo il ricordo accettato è un ricordo di cui ci potremo infine liberare.

Capire la natura di un ricordo aiuta la mente a perdonare il dolore e a lasciarselo alle spalle.
Secondo Carl Gustav Jung “sia il passato come realtà, sia il futuro come potenzialità, guidano il nostro comportamento presente“.

Essere consapevoli di ciò che abbiamo vissuto e di ciò che vorremmo vivere diventa quindi basilare per dare una direzione e, perché no, un senso al nostro presente.

Ma come ci si libera da un passato che ci assale a tradimento instillandoci paura, tristezza e un profondo sentimento di perdita o mancanza?
Come accettare quello che abbiamo perso, che non siamo riusciti a ottenere o che abbiamo rifiutato poi pentendocene?

 

Affrontare il proprio passato

Il primo passo, affermano gli esperti, è guardare negli occhi il mostro fidandoci del fatto che un suo sguardo non ci ucciderà. Per lasciarsi il passato alle spalle, infatti, è fondamentale affrontarlo, il che spesso significa affrontare una qualche perdita, reale o presunta, che abbiamo subito nella nostra vita.

Il secondo passo sono, in realtà, alcuni semplici comportamenti che possiamo attuare per rubare energia al ricordo doloroso, sgonfiarlo come faremmo con un palloncino, e liberarci quindi dalle sue catene immaginarie.
I consigli che riporto qui sotto sono ispirati all’articolo di Laurie Pawlik-Kienlen, “Letting go of your past”, dove potrete approfondire l’argomento se desiderate.

 

6 consigli per guarire i ricordi

  1. Sfogarsi. Scrivere, parlare, disegnare, cantare: dobbiamo dar libero sfogo ai nostri ricordi senza trattenerli o reprimerli. Blindarli nella mente non farà che accrescere la loro impronta negativa sul nostro presente. Accettarli attraverso la creatività, invece, li priverà di energia riportandoli alla loro giusta dimensione.
  2. Accettare il dolore del ricordo. Non reprimere il passato e accettarne un breve ritorno nella nostra vita è un atto che implica coraggio. All’inizio sarà doloroso e ci farà stare male, ma è un prezzo che vale la pena di pagare per conquistare la consapevolezza che il passato non tornerà. Rassereniamoci.
  3. Risolvere i conflitti. Se possibile, dovremmo rivedere le persone coinvolte nel nostro ricordo doloroso e provare a chiarire confessando i nostri veri sentimenti e ammettendo gli errori commessi.
    Se questo, al contrario, non fosse possibile possiamo comunque risolvere i conflitti passati in un altro modo: ad esempio, proviamo a scrivere una lettera e mentre la scriviamo lasciamo scivolare nelle parole tutti i ricordi dolorosi, la rabbia, il risentimento, il rimpianto. Una volta terminata pieghiamola su stessa e poi strappiamola in tanti pezzi. Accompagniamo ogni strappo con un nuovo pensiero, un nuovo ricordo: io perdono. Liberiamo il passato e liberiamo noi stessi dai suoi ricordi dolorosi.
  4. Esprimere le emozioni. Parlare e condividere i propri sentimenti è importante. Accettare la realtà delle nostre emozioni significa liberarle dalla prigione interiore in cui le abbiamo relegate e saper dire addio.
  5. Perdonare. Se abbiamo commesso errori nel nostro passato è inutile provare rimpianti. Quel che è fatto è fatto. Al contrario, è necessario perdonarsi accettando la propria vulnerabilità e fallibilità. Ed è altrettanto necessario scusarci con chi abbiamo involontariamente fatto soffrire e chiedere loro perdono. Il perdono, infatti, è la chiave per liberarci dall’infelicità di un ricordo.
  6. Chiedere aiuto. In alcuni casi potrebbe essere importante chiedere e accettare l’aiuto degli altri. L’orgoglio è un’ancora gettata sul nostro vecchio sé: per lasciar andare il passato è necessario mettere da parte l’orgoglio e accettare l’umiltà che ne deriva.

 

Fare il meglio che si può

Infine, accanto ai consigli pratici, l’esperienza mi ha insegnato che rimpiangere i propri errori è del tutto inutile perché il passato non si può cambiare.
Anche se avessimo la facoltà di riviverlo non potremmo modificarlo perché, per quanto avremmo desiderato essere più bravi, abili o intraprendenti abbiamo semplicemente fatto il meglio che potevamo fare per la persona che eravamo in quel momento.
Possiamo migliorare, sempre, ma non nel passato, solo nel presente e questa è la speranza che diamo al nostro futuro e alle persone che decideranno di farne parte.

Il passato non è un nemico da sconfiggere, ma un vecchio amico ferito e umiliato da comprendere.
Più lo respingeremo più ci tormenterà, ecco perché è importante affrontarlo: se lo accettiamo ora non gli daremo lo spazio per ripetersi nel futuro. Né attraverso di noi né attraverso gli altri.

E voi come affrontate i ricordi spiacevoli? Quale rapporto avete con il vostro passato? Vi sentite sue vittime o ne siete i protagonisti?

 

Approfondimenti:
~ Letting Go Of Your Past, Laurie Pawlik-Kienlen

Crediti:
~ Photos by -Emma-


In viaggio, Shiningarden racconta di sè

Novembre 12, 2007

Arrivo in stazione e sono felice di constatare che il mio treno è in ritardo. Dieci minuti dicono. Che saranno mai dieci minuti! Il tempo di guardarsi intorno, scorgere volti sconosciuti tra la folla in attesa, riconoscere espressioni familiari, riportare lo sguardo sul tabellone e scoprire che il treno non è più in ritardo. Magnifico! È stato direttamente soppresso.

Tanto per farci del male ricordiamo quanto paghiamo ogni mese alle Ferrovie dello Stato. Ricordiamo e l’attesa ci sembrerà un po’ meno vana: quello che ci riporterà a casa, dopo una giornata di lavoro, sarà pur sempre il migliore dei treni possibili. Perché lamentarsi? Guardiamoci intorno e consoliamoci perché qualcun altro si roderà anche per noi. Mal comune mezzo gaudio, si dice.

Alla fine riesco a salire sul migliore dei treni possibili e durante il viaggio ho un’idea: “Devo cambiare, ho bisogno di un nuovo blog. Un bel blog su WordPress!”
Era da tempo che pensavo di migrare da Splinder e oggi ho finalmente deciso.
Purtroppo, d’ora in poi avrò le mani legate sul mio adorato codice, ma per la funzionalità e la praticità posso anche accettare questa inevitabile rinuncia. In attesa di tempi migliori.

Qui proseguirò il viaggio cominciato sul vecchio Lost Letters di Splinder e posterò anche alcuni degli articoli già scritti. Nel frattempo terminerò di modificare il template e aggiornerò il mio profilo.
Shiningarden racconta muove i suoi primi passi e io con lui. Vedremo dove ci porterà la nostra immaginazione.
Lontano fin dove ci è concesso sperare.

Se qualcuno volesse partecipare al viaggio è il benvenuto.
Bene, allora basta con i convenevoli e si parte!