ChangeThis.com

Novembre 14, 2007

dal Lost Letters del 28 ottobre 2007

Un ottimismo contagioso

Anni fa, era il tempo del liceo, una mia amica mi disse: “Preferisco essere un’ottimista a torto che una pessimista a ragione.” Aveva letto la frase in un libro e la condivideva mentre io, mi chiese, cosa ne pensavo?
Era difficile non prendere posizione e schierarsi a favore di un ottimismo anche infondato, ma pur sempre più popolare del suo vicino di banco dallo sguardo torvo.

In fondo si sa, il pessimismo non paga.

Eppure, nel corso degli anni, la mia coscienza si è ritrovata più volte di fronte al vecchio dilemma: meglio scegliere un atteggiamento ottimista o rassegnarsi all’evidenza negativa della realtà?

Qual è il modo migliore per affrontare i fallimenti? Come reagire alla presenza in noi stessi di due opposte forze che ora ci allontanano, ora avvicinano all’obiettivo?
Da un lato, infatti, c’è il dolore passato che intacca volontà e determinazione, dall’altro la fiducia nel cambiamento e nelle proprie capacità. E in mezzo si situa l’obiettivo, qualunque esso sia, il sogno, la missione, il progetto di una vita.

Ottimisti o pessimisti? Negativi o positivi?
Come si reagisce ad una critica? Come si evita di trasformare gli errori commessi in una nostra caratteristica innata?

Forse è questa l’ignota battaglia dell’ottimismo: credere che un cambiamento ci possa essere, che il passato non si riversi costantemente sul presente soffocandolo, che il futuro sia ancora tutto da scrivere.

Ma chi ci crede ancora? Su Internet in tanti, tutti coloro che ogni giorno si ritrovano sul sito “ChangeThis”, nato da un’idea di Seth Godin, famoso scrittore e uomo d’affari, e realizzato da un giovane team affiatato.
Il sito presenta un proprio manifesto che si apre con l’emblematica domanda “Are you an optmist?”, ossia sei un ottimista?
E prosegue:

We don’t believe humans evolved to be so bad at making decisions, so poor at changing our minds, so violent in arguing our point of view. We’re well aware of how split our country and our world have become, but we don’t think the current state of affairs is built into our very nature.
The problem lies in the media.

Il problema risiede nei media. Cosa significa?
Significa che le notizie sono sempre più superficiali, tendenziose e sensazionali. Che troppo spesso manca un approccio ponderato, razionale e costruttivo. Ad esempio, sappiamo tutto sull’ultima bravata delle star di Hollywood, ma chi è a conoscenza dell’ultima guerra civile nella Repubblica Centrafricana?

Il team di “ChangeThis” sfida il pensiero “fondamentalista”, quello che non ammette eccezioni e non si basa su analisi razionali, ma sul puro carisma e la moda del momento.
Spiegano nel loro manifesto:

We’re betting that a significant portion of the population wants to hear thoughtful, rational, constructive arguments about important issues. […]
Do you believe that if we change the way ideas are communicated, we can change the fundamentalists?

Il loro mezzo di espressione e diffusione delle nuove idee sono i “manifesti”: chiunque può proporre il proprio e questo sarà poi votato dagli utenti. Solo le idee migliori si diffonderanno, affermano, perché colpiranno l’attenzione del lettore, perché questi deciderà di condividerle con i suoi amici, i familiari, e perché il passaparola rimane ancora oggi un potente strumento di diffusione e cambiamento culturale.

“ChangeThis” mi ha colpito e il suo manifesto ancora di più. A questo punto tra un approccio razionalmente positivo e uno rassegnatamente negativo, scelgo di sicuro il primo. Mi costerà più fatica, ma alla fine mi mostrerà fin dove i miei limiti possono effettivamente spingermi. E conoscere i propri limiti è necessario per trasformare un’idea in un progetto di successo.

La società ha bisogno di nuove idee, di rendersi indipendente dagli errori del passato per innovarsi e diventare più consapevole di se stessa e del futuro.

E poi è più forte di me: adoro condividere e quando qualcuno mi invita a farlo non posso davvero esimermi dall’accettare l’invito!

When you find a manifesto that might change minds, spread it. Print it and distribute it. E-mail it to your friends. Until we can get comfortable talking about rational arguments, we’re going to be at a disadvantage when faced with fundamentalists, who aren’t at all shy about spreading their point of view.

So, please… be an optimist. Share.

  


FreeRice.com

Novembre 13, 2007

da Lost Letters del 10 novembre 2007

10 chicchi per una parola

Cosa significa forgery?
Vi do un aiuto: è una parola inglese e viene usata principalmente nel linguaggio giuridico.
Vi propongo quattro possibilità:

- counterfeit
- predominance
- homestead
- throb

Spero che l’inglese per voi non sia un problema (il dizionario in questo caso è bene accetto!). Non è necessario conoscere la lingua alla perfezione. Non siamo a scuola, nessuno ci ritirerà il compito se ci sorprende a copiare e, al contrario, meno ne sapremo più opportunità avremo di imparare cose nuove e allenare la mente.

Non solo: meno ne sappiamo, più impariamo, più arricchiamo la nostra conoscenza e maggiore sarà la possibilità di donare.
Donare cosa? Date un’occhiate al sito www.freerice.com e non vedrete l’ora di rispolverare il vostro vecchio dizionario d’inglese!

FreeRice è un sito un po’ particolare che si prefigge due obiettivi:
- fornire un vocabolario d’inglese gratuito a tutti
- combattere la fame nel mondo distribuendo gratuitamente riso ai poveri

Per ogni parola corretta donerete 10 chicchi di riso attraverso il WFP, l’agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti alimentari.
Il meccanismo della donazione è presentato in modo semplice: noi giochiamo, impariamo e gli sponsor pagano, attraverso la pubblicità sul sito, il costo dei chicchi di riso che il WFP donerà alle popolazioni povere del mondo.

Io oggi sono riuscita ad arrivare a quota 500 chicchi… vi va di sfidarmi?! Naturalmente non è tutto frutto del mio sacco, non sono di certo un genio nella lingua inglese, tutt’altro! Ma sbagliare significa non poter donare dei chicchi quindi la spinta a migliorarsi è entusiasticamente sociale e non solo personale.

L’infruttuosa competitività si trasforma in stimolo al miglioramento perché più imparo più sono in grado di offrire.

FreeRice è un gioco per chi ama le parole, per chi vuole imparare l’inglese e per chi non si stancherebbe mai di conoscere cose nuove.
È un gioco che indirettamente promuove l’altruismo e sforna solo vincitori.

Buon divertimento e, quasi dimenticavo, la risposta giusta alla domanda di prima è counterfeit.
Per la traduzione vi affido al vostro vecchiotto dizionario d’inglese che non vede l’ora di essere riaperto e respirare nuova aria.

Io, invece, mi getto subito in una nuova sfida!
Questa volta la mia prima parola è dwell. o_O
Ops, non la conosco… qualche suggerimento?!