Svendi il mio corpo?

Dicembre 3, 2007

da Lost Letters del 27 ottobre 2007

Le buone notizie non sono in svendita

Come si dà una buona notizia? Quali sentimenti le si associano?

Indignazione o rassegnazione sono emozioni più semplici e frequenti da provare: sono i cavalieri d’onore delle brutte notizie che sentiamo ogni giorno. Stupidità e cattiveria ormai fanno scalpore solo se le si grida ai quattro venti.

Cosa ci succede, al contrario, di fronte ad un’idea positiva? Come viene accolta da menti assuefatte alla bruttura?

Ieri sera tornavo a casa sul solito autobus ricolmo dell’ora di punta, cercando di sopravvivere ad un autista pilota mancato di formula uno e di difendere ostinatamente il mio esiguo spazio vitale. Ho alzato gli occhi al cielo plastificato del bus chiedendo una grazia ed ecco l’idea, le parole che non mi aspettavo incrociare il mio sguardo.

Ringrazio Moviem@tica per aver scattato questa foto che ora mi permette di dare un volto alla buona notizia, l’idea positiva che troppo spesso manca tra le proposte pubblicitarie da cui siamo bombardati ogni giorno:

È una campagna informativa promossa dall’Assessorato per le Pari Opportunità in collaborazione con GTT Torino e si rivolge alle donne perché prendano coscienza di loro stesse e dei loro diritti.

Ne riporto il testo integrale perché non solo lo condivido, ma spero sia un’iniziativa che contagi anche altri comuni italiani, se non l’ha già fatto. Spero che ridesti la coscienza di donne e uomini nei confronti di un atteggiamento svilente e discriminatorio ancora in atto nei confronti del sesso femminile.

Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti!

Quando la pubblicità usa in modo strumentale o oltraggioso l’immagine femminile intesa come richiamo sessuale, offende tutte le donne. Non comprare più i suoi prodotti. Vedrai come cambia registro.

Hai notato delle pubblicità offensive per le donne?
Segnalale via mail a presidente.pariopportunita@comune.torino.it
o tramite fax 011 44 22 633

Dopo l’articolo di Adrian Michaels pubblicato sul Finalcial Times sul ruolo delle donne nella pubblicità e televisione italiane, ecco i primi vagiti di una nuova presa di coscienza le cui radici sono vecchie come il mondo.

Le battaglie per la libertà e i diritti sono più che mai attuali in società distrutte dalle guerre, avvelenate dal divario osceno tra ricchi e poveri, prese in ostaggio dalla violenza di pochi che costringono i tanti in ginocchio.

Non c’è libertà se non può esservi coscienza di se stessi, del proprio modo d’essere, dei sogni e delle idee che ci contraddistinguono.

E come dice Moviem@tica nel suo post: “Fateci caso, durante il prossimo viaggio in autobus.”

Già, alzate anche voi lo sguardo, uomini o donne non importa, e prendete coscienza di voi stessi. È un primo passo, forse piccolo, ma le buone notizie sono contagiose e danno la forza di non assuefarsi a quelle brutte.

  

Argomenti correlati:

Libertà di essere donne

Siti di interesse:

Irma – Il portale del comune di Torino per le pari opportunità


Nuove idee

Dicembre 2, 2007

Un anno e mezzo fa circa scoprii la rivista Internazionale grazie a una serie di ricerche che stavo svolgendo per la tesi di laurea. Fu un colpo di fulmine e dopo qualche settimana di appuntamento in edicola decisi di abbonarmi.

La rivista pubblica articoli di quotidiani e giornali provenienti da tutto il mondo, politica, economia, scienza, società e cultura: ogni settimana mi stupisco di fronte a un pezzetto di mondo di cui non ero a conoscenza nonostante tutta la buona volontà dei miei ex insegnanti del liceo e degli anni trascorsi all’università.

Viviamo nell’era della globalizzazione eppure il mondo rimane ancora un luogo troppo vasto e complesso perché sia possibile affermare di conoscerlo tutto. Non penso basterebbe neppure un’intera vita trascorsa a viaggiare da un capo all’altro dell’emisfero per riuscirci: la Terra, così come gli esseri umani, continueranno a stupirci sia per le loro grandi meraviglie che per le incomprensibili brutture.

Ho sempre pensato che la società avesse bisogno di persone capaci di riflettere su se stesse e sul mondo, che non necessariamente la scelta di concentrare la propria attenzione sulla foresta aiutasse davvero i singoli alberi.
Sono solo opinioni del tutto opinabili, ma in un mondo che urge maggiore attenzione, sicurezza e giustizia le vecchie soluzioni hanno più volte dimostrato la necessità di nuovi approcci.
Purtroppo le cattive idee finiscono spesso con l’essere le più facilmente appoggiate e diffuse. Che sia con la violenza, l’inganno o la seduzione hanno da sempre maggiori possibilità di vincere nel breve periodo.

Guardando obiettivamente le tante realtà che si incontrano e scontrano da millenni in ogni angolo del pianeta, penso sia lecito chiedersi cosa potrebbe far davvero cambiare la situazione. Cosa potrebbe realmente concedere una chance collettiva di felicità a tutti i popoli della terra.
Non sono stati né la ricchezza né la guerra né il progresso né il potere né la scienza né la religione. Siamo ancora in attesa della “grande rivelazione”, della risposta a una domanda che non trova pace.

È un gran peccato che nel frattempo, però, si continuino a impegnare così tante energie nelle vecchie e fallimentari soluzioni.


Cara Jane, in attesa di un futuro

Novembre 18, 2007

Jane Austen è un pilastro della letteratura inglese. Che se ne parli bene o male, che piaccia o meno nessuno osa spodestarla da un trono che le è stato conferito per il suo indubbio talento di scrittrice.

Jane Austen è morta nel 1817 per una grave malattia. Aveva 42 anni. Virginia Wolf, sua grande ammiratrice e altro riconosciuto pilastro della letteratura inglese, morì suicida nel 1941. Aveva 59 anni.

Credendo in un’ipotetica teoria sulla reincarnazione, mi piacerebbe vederle reincarnate entrambe in giovani trentenni del XXI secolo, ancora armate di penna e di amore per le parole.

Me le immagino donne moderne, acute osservatrici di un mondo che pensavano di essersi lasciate alle spalle.
Quale sorpresa per Jane scoprire di ritrovare intatti e pressoché immutati gli eleganti pregiudizi dell’Ottocento, e quale per Virginia accorgersi di non sentirsi per nulla spaesata di fronte alla peculiarità della società contemporanea!
Cosa potrebbero domandarsi se non: “E dunque? Quali sono i cambiamenti?”

Nessun cambiamento, nessuna novità degna di nota. Leggiamo i giornali, ascoltiamo le notizie in TV, ci guardiamo vivere ogni giorno ed è semplice rendersi conto che gli uomini hanno delegato tutta l’idea di progresso ad una ragione priva di fantasia.

Leggiamo gli stessi libri, stesse trame di stesse storie, ascoltiamo le stesse canzoni, stesse parole di stesse melodie, ci ritroviamo a vivere gli stessi problemi con le stesse reazioni e ci chiediamo: “Perché non cambia mai?”

Diciamo le stesse cose da secoli. Gridiamo lo stesso dolore e sogniamo lo stesso mondo migliore che non arriva o, se vogliamo essere ottimisti, tarda ad arrivare.

Cara Jane, cara Virginia,
come descrivereste la società del 2007? Quali storie inventereste e quali saggi scrivereste?
Come dipingerebbe la realtà il vostro occhio critico e vivace?
Come vi sentireste imprigionate in un corpo che si crede libero, in una mente che vuole spaziare e in una società che conferisce a entrambi l’apparente diritto a esprimersi?
Come vi comportereste di fronte a certe evidenti manifestazioni di eccezionale intelligenza poco incline al ragionamento, come forse le avreste definite voi?
Vorrei tanto conoscere la vostra opinione! Leggere nuove storie, nuovi saggi e ridere di questa società che esalta e discrimina, ammalia e annienta.

Vorrei immergermi in un romanzo come Persuasione, essere una novella Anne Elliot o un’Elisabeth Bennet per qualche ora. Vorrei gustarmi il mio lieto fine letterario e non desiderarne un altro dopo aver riposto il libro sul comodino. Perché desiderare la fine di qualcosa se ci stiamo divertendo nel viverla?

Forse ai nostri pronipoti andrà meglio. Forse nell’Italia del futuro quando decideranno di usare la bicicletta avranno piste ciclabili riservate sia in città che in provincia. Forse non rischieranno di venir investiti su una qualsiasi anonima statale priva di illuminazione non appena scende la sera.
Forse si saranno liberati da stereotipi, pregiudizi, discriminazioni e non si accontenteranno del meno peggio per tutte le questioni importanti della loro vita.
Forse saranno scrittori, musicisti, artisti migliori. Forse saranno cittadini migliori.
Forse Jane e Virginia saranno ricordate con affetto e potranno finalmente riposare in pace. In quel lontano futuro la loro stanca penna avrà smesso di scrivere e le loro parole si imprimeranno in un passato da lasciar andare.

I nostri pronipoti si vanteranno: “Siamo cambiati, siamo diversi, gente! Ci sono nuove notizie, nuove storie, nuove canzoni, nuove idee. Ci sono nuove persone che progrediscono con fantasia.”

Jane, Virginia, abbiate pazienza. Purtroppo noi stanchi contemporanei vi romperemo le scatole ancora per un po’. Ma non rassegnatevi. Finché ci sarà fantasia ci sarà speranza, anche per voi di riposare finalmente in pace nella rasserenante convinzione di non essere vissute invano. Vissute non una, ma dieci, cento, mille volte in storie e idee a cui ancora sentiamo il bisogno di aggrapparci perché non ce ne sono né di nuove né di confortanti.

Abbiate fiducia. A noi non manca di certo! È la nostra dolce maledizione.

Le grandi persone sono destinate
a passare inosservate tra le generazioni
presenti, ma verranno ricordate
come un esempio da quelle future.