Novità

Luglio 19, 2008

Photo by .-Emma-.

Anche se con circa due settimane di ritardo Shiningarden vi presenta le sue novità di luglio:

- un racconto “Io mai”: la storia di un giovane e del suo viaggio alla scoperta del coraggio che trasforma possibilità solo immaginate e desiderate in realtà da vivere e far accadere.

- una nuova sezione dedicata alle poesie di un giovane scrittore, nato con la penna in mano, capace di tracciare nuovi sentieri e riscoprirne di antichi.
Oltre alle sue poesie, che troverete ne la sezione “Le poesie di Leo“, potete leggere un suo racconto “Imo, ovvero dalla nascita della poesia“, tra i vincitori del Premio Letterario Racconti nella Rete – VII edizione 2007/2008. Buona lettura!

- infine, per chi non solo ama leggere, ma anche scrivere, nella versione inglese di Shiningarden abbiamo pubblicato il primo articolo sui consigli di scrittura creativa: “How to get inspiration“. Presto arriverà anche la traduzione italiana, ma se masticate un po’ d’inglese, perchè aspettare?! ;)

A presto,     

  


Amicizia, un racconto

Giugno 4, 2008

 

Come si costruisce una vera amicizia? Partendo dalle fondamenta. Scavando proprio là dove i nostri occhi all’inizio non scorgevano niente, dove non c’era niente.

Dopo tanta rabbia, risentimento, rancore, tutte parole brutte che iniziano per R, dopo le incomprensioni, la tristezza e la malinconia dell’abbandono, gli anni passano, il tempo fluisce, scivola veloce tra opportunità e delusioni per giungere infine là dove eravamo sempre stati diretti.

Non sono coincidenze, come mi è stato insegnato da un saggio amico: niente accade per caso, o forse è semplicemente più responsabile pensarlo. È la direzione che diamo alla nostra vita, l’impronta che lasceremo nel cuore degli altri, è quello per il quale saremo ricordati.

Era il lontano 2002 quando scrissi uno dei miei primi racconti sull’amicizia. Non un racconto vero e proprio, quanto più la fotografia di un attimo e di una possibilità, per usare le parole di un altro amico, scrittore in erba.
Tre giovani amiche a un bivio delle loro vite: quando sembra non esserci niente, quando si è circondati dal nulla… come cambiare la propria sorte? È possibile? E quanto coraggio richiede?

Who are you: a borrowed dream or a superstar…?*

- Mademoiselle, posso farvi un ritratto? –
Léa scosse la testa e si allontanò con passo veloce dall’uomo che l’aveva appena fermata. Le cuffie le avevano impedito di sentire le sue parole, ma la ragazza poteva immaginarle: il blocco di fogli in mano, il pezzo di carboncino che ormai aveva annerito anche le sue dita, l’aria trasognata tipica dell’artista di strada.
Passava pressoché ogni giorno per Place de Tartre. Indifferente alla moltitudine di turisti, sempre diversi, che le camminavano accanto, a quel loro strascicato francese, alla loro meraviglia di fronte ai dipinti degli artisti.
Era stanca di quella strada. Era stanca di quegli uomini e donne che si affannavano ogni giorno alla ricerca di una persona con un bel viso, o semplicemente di una che si lasciasse convincere che il suo lo fosse, per esprimere la loro arte e guadagnare qualche quattrino.
Era stanca della sua vita. Senza prospettive, senza scopo, senza un briciolo di autostima.
Ascoltava quella musica, quella voce che le domandava ogni volta che Léa ricapitava sulla stessa canzone: “Do you even know who you are? A borrowed dream or a superstar?
Do you even know who you are? A raising dream or a fallen star?”
E lei avrebbe voluto gridare a squarciagola, come faceva la cantante, il suo estremo disagio; tutte quelle speranze e quei sogni che gli altri tentavano a ogni occasione di rubarle; tutta la rabbia che provava per gli esseri umani, per quella indifferente società che l’aveva portata a odiarsi.

Una lacrima le scese furtiva lungo la guancia. Si era ripromessa che non avrebbe più pianto. Si era ripromessa che non avrebbe più sofferto. Non si sarebbe più sentita così sola: ora c’era lui, c’era la sua musica, c’erano i sogni che lui le aveva prestato.
Christine affrettò il passo. Non faceva molto freddo nonostante fosse ancora inverno e i giardini delle Tuileries non fossero mai stati più spogli e desolati. Eppure lei si sentiva gelare dentro. Lui non poteva essere lì ad abbracciarla, a dirle che tutto sarebbe andato bene. Lui non poteva e forse un giorno sarebbe persino tornato a riprendersi tutti quei sogni. Se solo fosse stato un po’ più reale.
Forse lei sarebbe riuscita nuovamente a credere negli altri; forse la sua vita sarebbe stata un po’ meno degli altri.
La sera prima aveva parlato con Morgane, del più e del meno, come sempre. Oh, come avrebbe voluto fidarsi di lei, ma non poteva. Morgane era troppo reale, lei avrebbe nuovamente potuto spezzarle il cuore.
Christine alzò il viso e lasciò che il leggero vento glielo asciugasse definitivamente, le donasse un po’ di sollievo, come se quel tocco fosse stata una sua carezza.
E mentre la sua mente riandava al suo ricordo le parole di una canzone che aveva ascoltato pochi minuti prima di uscire di casa le si formarono sulle labbra: “Is life good to you or is it bad? I can’t tell anymore…”

“I’m looking for a way to become the person that I dreamt of when I was sixteen…”
Morgane prese tra le mani la tazza di cioccolato caldo, se la portò alle labbra e la sorseggiò lentamente, sperando che il suo calore potesse in un qualche modo scaldare anche lei.
Da quella notte, quando aveva fatto quel sogno, non riusciva più a pensare a niente. Le era sembrato così vero: il suo sorriso, le sue parole.
La mattina dopo si era svegliata quasi aspettandosi di vederlo comparire dalla porta della stanza, il suo profumo così pungente e penetrante.
Ma nulla era cambiato, cosa si aspettava? Un miracolo? No, non poteva più aspettare niente, doveva mettersi all’opera, dovevano farlo tutte e tre perché le loro vite non fossero vane.
Morgane appoggiò la tazza sul tavolino e mescolò svogliatamente lo zucchero, intorno a lei persone che apparivano felici e soddisfatte. Di sicuro non era così, riflettè, ma come lei non poteva scorgere il loro disagio, gli altri non potevano e forse non avrebbero mai potuto scorgere il suo.
Finì la cioccolata e si alzò indossando la giacca. Per fortuna quell’inverno non sembrava così freddo. Pagò alla cassa e uscì dal café. Un venticello lieve l’accolse all’esterno. Era una bella giornata, la giornata ideale per parlare a Léa del suo progetto, del suo sogno.
E poi sarebbe toccato anche il momento di rivelarlo a Christine.
L’avrebbero considerata una pazza o avrebbero deciso di rischiare anche loro?
Le ultime note di una canzone all’interno del café risuonarono nell’aria mentre Morgane si incamminava alla volta di MontMartre…
“I’m a lonely girl, I’ll tell a tale for you… Cuz I’m just tryin’ to make all my dreams come true…”

——
* I versi appartengono alla canzone Lonely girl di Pink

Crediti: photo by Shiningarden


Nell’acqua

Maggio 25, 2008

Nessun aggiornamento su Shiningarden questo mese: la nuova veste grafica e la revisione dei contenuti non hanno lasciato spazio ad altro. Rimangono ancora delle piccole modifiche da apportare, ma la maggior parte del lavoro è terminata per fortuna. A Giugno torneranno le novità!

Nel frattempo mi accorgo che il mio account di posta è diventato un deposito di mail a cui devo rispondere. Già mi immagino gli sguardi torvi di chi si aspetta un cenno di vita da me, i pensieri infelici: “Cos’è? Non trova cinque minuti per scrivermi due righe?!!” Calma ragazzi, tranquilli ci sono e un po’ alla volta recupererò il ritardo e mi farò perdonare. Se mi vorrete perdonare! :P

Oggi è domenica e piove, sembra di essere tornati a novembre, ma per fortuna il calendario mi assicura dell’opposto. E anche la natura conferma: il roseto dei vicini è fiorito e la pioggia scivola sui petali rosa acceso ormai da qualche ora. In fondo, è un bello spettacolo se lo si guarda dalla prospettiva giusta. Pazienza se è domenica, se sta piovendo e se la domenica è l’unico altro giorno della settimana, accanto al sabato, in cui si è in libera uscita!
Piove e mi godo le ultime ore della giornata ascoltando un po’ di musica, raccogliendo i pensieri e scrivendo, una delle cose che amo di più. Un po’ di relax in vista di una luuuuuunga e intensa settimana. Meglio non pensarci!

Il buon vecchio oroscopo di Brezsny per la settimana appena trascorsa mi aveva predetto grandi cose: in realtà non mi pare sia successo nulla di speciale, o forse sì?! Alle volte le cose più belle e sorprendenti sono quelle di cui fingiamo di non accorgerci, quelle che lasciamo passare un po’ in sordina come se non ci avessero colpito. L’oroscopo così recitava:

Prima che nascessi , la tua anima ha fatto un accordo: nella tua vita dovrai compiere cinque miracoli. Il senso di tre di questi, però, non ti è ancora chiaro. Perché? Tanto per cominciare, quando eri piccolo i tuoi genitori e i tuoi insegnanti non ti hanno mai parlato del dono. Poi, hai troppa paura di immaginare quello di cui sei veramente capace. Questa è la cattiva notizia, Cancerino. La buona è che sei vicino al luogo misterioso dove si annida uno dei tuoi cinque sogni nascosti.

Cinque miracoli? Wow! Vabbè, sognare non può far male e aiuta a gustarsi la vita con più serenità. Per questo motivo la settimana appena trascorsa la ricorderò come quella delle grandi domande e delle grandi risposte.
La ricorderò come una settimana nata sotto il segno dell’acqua. Un po’ mistica, un po’ malinconica, un po’ rivelatrice.
Il passato che bussa nuovamente alla porta e il futuro che sussurra: “Ehi, ci sono anch’io!”
Nel mio immaginario rimarrà impressa come lo sguardo di sorpresa che ti si dipinge sul volto alla vista di una persona che pensavi di aver dimenticato e per la quale non pensavi di provare più alcuna emozione. Alle volte la nostra mente si sbaglia e le emozioni sono illogiche, irrazionali, imprevedibili e per questo vincono.

Continua a piovere e anche i ricordi si bagnano di gocce silenziose.

Questi i pensieri:

Emozioni d’acqua. Lo sguardo fugge imbarazzato dall’incomprensione del momento, dell’emozione. Cos’è? Si domanda incredulo. Nessuno conosce la risposta e la paura è l’unica a dettar legge: “E’ qualcosa che non voglio, che non vuole.”
Si fugge come sempre, dall’acqua, nell’acqua.
Scappa uno sguardo, scappa un saluto, scappa un sorriso e tutto sembra essere ritrovato. È tutto. Poi niente. Tutto e niente. Si stava per afferrare qualcosa e l’altalena è tornata indietro. Ogni volta. La prima volta. L’ultima. Ma non si scende, non si può. Non si vuole. E così si spinge più forte e si vola più in alto oltre le parole, l’indifferenza. Si cerca di afferrare l’inafferrabile. Perché è lì, è di fronte ai nostri occhi. È acqua, acqua che cammina anche dentro di noi.

E questa la musica:

Non tutto è collegato e non tutto è irrazionale e privo di senso. È solo l’irriverente umorismo della vita.

——
Credits: photo by Shiningarden