Il bisogno di sicurezza

Marzo 30, 2009

I bisogni esistenziali sono all’origine delle nostra motivazione: se non vengono soddisfatti per inerzia o incapacità generano frustrazione e una sensazione di mancanza.

Bere, mangiare, dormire, riprodursi… i nostri bisogni non si fermano qui, altri 3 sono altrettanto importanti per assicurarci il benessere:

  • il bisogno di sicurezza
  • il bisogno di identità
  • il bisogno della realtà d’essere

Come scrive Aimelet-Périssol, l’essere umano è mosso dalla sua aspirazione a sentirsi “integro”. La sicurezza, l’identità e la realtà d’essere sono le tre forme d’espressione di questo bisogno primordiale.

Il bisogno di sicurezza

Essere al sicuro significa “essere protetto dai pericoli”, il bisogno di sicurezza indica quindi la necessità di proteggersi e di creare o anche inventare il modo per favorire sempre la protezione di se stessi.

I valori fondamentali di questo bisogno sono l’affidabilità e la libertà.
Affidabilità significa potersi fidare di se stessi, di qualcuno o di qualcosa. Libertà è invece la possibilità di scelta che la sicurezza non può comunque togliere all’individuo. Sicurezza e libertà sono forze complementari a livello biologico: per poterci sentire “sicuri”, abbiamo bisogno di sentirci liberi di usare i mezzi a nostra disposizione, di muoverci e di esprimerci.

Mancanza di sicurezza

In uno stato di insicurezza proviamo paura. Quando il nostro bisogno di sicurezza è frustrato il coccodrillo percepisce il pericolo e scatta la reazione difensiva. La paura diventa fondamentale per preservare la vita.
L’impossibilità di assicurarci sicurezza e libertà minaccia la nostra integrità e dà il via a un’automatica reazione di difesa: la fuga.

Si fugge con le parole o con lo sguardo, si allontanano gli altri o ci si allontana da loro alla ricerca della sicurezza perduta. Tutti gli allarmi sono in azione e la vicinanza dell’altro potrebbe rappresentare un pericolo insopportabile all’incolumità del nostro essere. Evitare l’altro diventa quindi l’imperativo per sopravvivere.
La reazione di fuga è una strategia protettiva non cosciente che rivela una nostra resistenza, difficoltà o addirittura impossibilità reale di soddisfare coscientemente la nostra sicurezza. Questa autolimitazione non cosciente fa scattare un’esigenza imperativa ed esistenziale di sicurezza.

Per saperne di più:
Comment apprivoiser son crocodile, Catherine Aimelet-Périssol, ed. Pocket Évolution

Articoli correlati:
- Un coccodrillo per amico
- Fuggire, lottare o nascondersi?


Un coccodrillo per amico

Marzo 25, 2009

Come addomesticare il proprio coccodrillo è il titolo di un libro che ho comprato la scorsa estate in Francia (titolo originale: Comment apprivoiser son crocodile). Un manuale di zoologia? Un volume su come diventare un perfetto trafficante di animali esotici? Difficile dire quale dei due argomenti mi interessi di meno e scontato dichiarare, invece, il mio intramontabile interesse per la psicologia.

Comment apprivoiser son crocodile di Catherine Aimelet-Périssol, infatti, è un libro sulla psicologia delle emozioni applicata al quotidiano.
Molti leggono i cosiddetti libri di “auto-aiuto” pensando che, giunti all’ultima pagina, si ritroveranno tra le mani una vita nuova di zecca, senza macchie e sgualciture. Altri rifuggono da qualsiasi argomento associ la parola emozioni alla parola vita considerandolo frivolo e adatto a chi ha tempo da perdere.

È davvero così? O tutto o niente?

Sono le circostanze, gli imprevisti, i problemi, gli altri a renderci ansiosi, arrabbiati, frustrati, angosciati? Ci dividiamo in categorie: gli “adattati” e i “disadattati”, i “normali” e i “problematici”?
Basta qualche pillola, le parole di un bravo psicoterapeuta e vivremmo tutti in una società più sana e sicura? O sono tutte cavolate?

Tutto o niente?

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E. Fromm – XII

Marzo 24, 2008

Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte

Da avere a essere

»» Da avere a essere è il figlio di Avere o essere? che Erich Fromm pubblicò nel 1976. Di quell’opera redasse più capitoli di quanti ne vennero scelti per la pubblicazione, e alcuni degli scritti scartati furono poi raccolti in questo libro.

In Avere o essere? Fromm aveva analizzato due distinte modalità di esistenza: l’una basata sull’avere, l’altra sull’essere.
Nella società odierna, spiegava Fromm, la prevalenza della modalità esistenziale dell’avere ha determinato la situazione dell’uomo contemporaneo ridotto ad ingranaggio nella società, manipolato nei gusti, nelle opinioni e nei sentimenti.
Per contrastare questa modalità, Fromm parlò di “uno stile di vita basato sull’essere il quale prevede un’attività autenticamente produttiva e creativa”, capace di offrire all’individuo e alla società il vero sapore della vita.

In Da avere a essere Fromm si sofferma maggiormente “sui passi concreti che il singolo può intraprendere per praticare la modalità esistenziale dell’essere” e indica “delle vie per sviluppare le proprie potenzialità e per apprendere ‘un’arte del vivere’ fondata su un’autentica esperienza di sé”.

Questa la premessa al libro, queste le parole che mi convinsero a comprarlo.

Il concetto che mi colpì di più in entrambe le opere fu la differenza sostanziale tra l’uso del verbo avere e quello del verso essere nella nostra quotidianità. Fromm diceva: perché quando parliamo delle persone che fanno parte della nostra vita usiamo prevalentemente il verso avere e non quello essere? Perché diciamo: “ho un marito, ho dei figli, ho degli amici” e non piuttosto “sono sposata, sono madre di due bambini, sono amica di…”?
E ancora:

«Affermare: ‘ho molto amore per te’ è privo di significato. L’amore non è una cosa che si può avere, bensì un processo, un’attività interiore di cui si è il soggetto. Posso amare, posso essere innamorato, ma in amore non ho un bel nulla. In effetti meno ho e più sono in grado di amare. »

Personalmente ho amato Avere o essere? e non ho potuto fare altro che provare lo stesso sentimento per Da avere a essere.

Prossimo articolo: Da avere a essere: parlare
Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte e II parte)
- L’arte di amare: la solitudine
- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga
- Fuga dalla libertà: evitare la distruttività

Bibliografia:
Le citazioni sono tratte da Da avere a essere, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)