Solitudine vs socialità

Maggio 1, 2009

Gli inglesi lo dicono meglio. Dove noi usiamo un unico termine per indicare lo stato di chi sta o vive solo, la lingua inglese ama distinguere tra “loneliness” e “solitude”.

Loneliness ha una connotazione negativa e indica un senso di isolamento. Si prova quando sentiamo che qualcosa – o qualcuno – manca nella nostra vita. Lo possiamo provare anche quando siamo in compagnia di altre persone, infatti non richiede una reale solitudine fisica.

Solitude, al contrario, indica lo stare da soli senza sentirsi soli. Ha un significato positivo e costruttivo che denota un impegno con se stessi. La solitudine è desiderabile ed è uno stato in cui ci si sente bene, in buona compagnia con se stessi.

Photo by Marta Favro - Shiningarden

Photo by Marta Favro

Purtroppo in italiano questa sfumatura si perde e spesso il termine solitudine viene utilizzato esclusivamente nella sua accezione negativa.
Alcuni pensano che nessuno potrebbe coscientemente sceglierla: essere soli si trasforma quindi in una maledizione, una condizione da poveri sfigati.
Al liceo sono soli quelli che non fanno parte dei gruppi “in”, i cosiddetti nerd (anche qui la lingua inglese è più eloquente) che spesso sono le vittime preferite del bullismo o, nella migliore delle ipotesi, dell’indifferenza altrui.
Nell’età adulta, invece, la solitudine viene spesso associata agli anziani rimasti senza famiglia o “abbandonati” dai figli.

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Come riconoscere le occasioni nella vita

Giugno 19, 2008

Sono rare e molto ambite: tutti le vogliono, ma il privilegio di afferrarle sembra riservato a pochi.

È proprio così? Le occasioni capitano davvero nella vita?

Che volto o fisionomia potremmo associare a un’opportunità? Tutte e nessuna perché l’occasione è per natura un’entità camaleontica capace di assumere qualsiasi forma e sostanza. Le uniche caratteristiche che ricorrono immutabili sono il tempo e il luogo.

Un’occasione non si presenterà nel luogo giusto al momento sbagliato o nel luogo sbagliato al momento giusto. È un dato di fatto, in caso contrario non si chiamerebbe più occasione.

Rimane una domanda a tormentarci: si presenterà? Avrà fissato un appuntamento con la nostra vita? O vivremmo nel limbo delle possibilità non manifestate agitandoci nel tentativo di afferrare farfalle immaginarie?

Le occasioni esistono. Non ci sono dubbi. Le ho viste con i miei occhi. Le ho viste capitare agli altri. Le ho viste capitare e perdersi, capitare e ritrovarsi.
Sono un gioco d’azzardo, una partita alla roulette: scegliamo il numero, lanciamo la pallina e la osserviamo girare, girare e girare. Finché scivola nella casella del nostro numero. E la ruota si ferma.

Ecco l’occasione: scegliere di giocare, scegliere il numero, scegliere di lanciare la pallina e scegliere di accettare il risultato. In una parola sola? SCEGLIERE.

Se siete persone a cui piacciono gli elenchi, scegliere è il primo punto importante.
Non importa come si presenterà l’occasione, molto probabilmente assumerà le sembianze innocue di un annuncio di lavoro a cui decideremo di rispondere, di una persona che ci verrà presentata da terzi, di uno strappo alla routine forse percepito come fastidioso.
Comunque si presenti è quasi sicuro che non sapremo riconoscerla, sarà lei a trovarci e a solleticare la nostra curiosità.
Forse penseremo: “Che fortuna! Che coincidenza! Che stranezza!” E tutto finirà come è iniziato. O forse daremo seguito all’evento. Sceglieremo di conferirgli importanza e di recitare la parte dei protagonisti.

Secondo punto importante: una volta che avremo scelto, lo scenario cambierà in base alle nostre scelte e alle scelte di chi ci circonda. A quel punto sarà fondamentale giocare le nostre carte migliori. Il nostro atteggiamento, lo spirito con cui affronteremo la situazione influirà in modo determinante sul risultato finale.
Non è una questione di carattere. Possiamo essere introversi o estroversi, riflessivi o temerari: il tipo di rapporto che instaureremo con gli altri dipenderà unicamente dall’atteggiamento che assumeremo nei loro confronti e dal modo in cui li considereremo. Saranno nostri fidati alleati o irriducibili nemici molto più per nostra scelta che per loro.

Terzo punto: il destino non c’entra niente e la fortuna neppure. Intorno a un’occasione graviteranno persone che ci permetteranno di sentirci vincenti. Ci aiuteranno senza neppure saperlo e grazie a loro taglieremo l’agognato traguardo. Saranno una parte fondamentale della nostra occasione e il peggior rischio che correremo sarà quello di conferire importanza alle persone sbagliate. Alcune ci apriranno la strada, altre ci accompagneranno lungo il cammino. Non ci saranno né persone di serie A né di serie B. Giocarsi le persone giuste, spesso, significa giocarsi la partita.

Quarto punto: un’occasione non è facile, è faticosa. Afferrarla sarà anche difficile, ma riuscire a trasformarla in un progetto vincente è un impegno costante che può anche logorare. Non è possibile cavalcare l’onda del momento senza fare i conti con le notti insonni, il tempo libero raso a zero e il costante spauracchio del fallimento.
Nonostante ciò, un’occasione segue le leggi del karma: più dai e più riceverai, più desideri controllare e più disordine creerai intorno a te. Più togli alle persone che ti circondano e più perderai di te stesso. Forse non sarà una legge fisica, ma è dimostrata dall’esperienza.

Quinto punto: un’occasione ha bisogno di un ideale. Soldi, fama e successo possono anche essere il nostro obiettivo finale, l’unica cosa che conti davvero. E per averli possiamo anche pensare che meno ne concederemo agli altri, più ce ne sarà per noi. Sfruttare gli altri e ingannarli, quindi, non sarà un grosso problema per la nostra morale. Peccato che lo sia per qualsiasi occasione perché il successo non si raggiunge da soli e non si mantiene nella solitudine del proprio regno dorato. Più persone graviteranno intorno all’occasione, più fedeli alleati riusciremo a conquistare, più consolideremo il nostro successo. E con lui tutto quello che andiamo cercando: soldi, fama, amore, serenità.

In breve il cocktail esplosivo di un’occasione si prepara miscelando con attenzione:

  1. le proprie scelte
  2. l’atteggiamento nei confronti degli altri
  3. le persone giuste che ci aiuteranno
  4. l’impegno e la costanza
  5. un ideale da seguire e condividere

Non è un gioco da ragazzi, ma neppure un’impresa impossibile. Dipende da noi e in sé questo fatto può essere sia la garanzia del successo sia il preludio del fallimento.
Che cosa ne pensate: è un’idea rassicurante o tragica?! Qual è il vostro atteggiamento nei confronti delle occasioni? Quanto sono importanti gli altri per voi nella realizzazione di un progetto vincente?

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Crediti: photo by Shiningarden


Nuove idee

Dicembre 2, 2007

Un anno e mezzo fa circa scoprii la rivista Internazionale grazie a una serie di ricerche che stavo svolgendo per la tesi di laurea. Fu un colpo di fulmine e dopo qualche settimana di appuntamento in edicola decisi di abbonarmi.

La rivista pubblica articoli di quotidiani e giornali provenienti da tutto il mondo, politica, economia, scienza, società e cultura: ogni settimana mi stupisco di fronte a un pezzetto di mondo di cui non ero a conoscenza nonostante tutta la buona volontà dei miei ex insegnanti del liceo e degli anni trascorsi all’università.

Viviamo nell’era della globalizzazione eppure il mondo rimane ancora un luogo troppo vasto e complesso perché sia possibile affermare di conoscerlo tutto. Non penso basterebbe neppure un’intera vita trascorsa a viaggiare da un capo all’altro dell’emisfero per riuscirci: la Terra, così come gli esseri umani, continueranno a stupirci sia per le loro grandi meraviglie che per le incomprensibili brutture.

Ho sempre pensato che la società avesse bisogno di persone capaci di riflettere su se stesse e sul mondo, che non necessariamente la scelta di concentrare la propria attenzione sulla foresta aiutasse davvero i singoli alberi.
Sono solo opinioni del tutto opinabili, ma in un mondo che urge maggiore attenzione, sicurezza e giustizia le vecchie soluzioni hanno più volte dimostrato la necessità di nuovi approcci.
Purtroppo le cattive idee finiscono spesso con l’essere le più facilmente appoggiate e diffuse. Che sia con la violenza, l’inganno o la seduzione hanno da sempre maggiori possibilità di vincere nel breve periodo.

Guardando obiettivamente le tante realtà che si incontrano e scontrano da millenni in ogni angolo del pianeta, penso sia lecito chiedersi cosa potrebbe far davvero cambiare la situazione. Cosa potrebbe realmente concedere una chance collettiva di felicità a tutti i popoli della terra.
Non sono stati né la ricchezza né la guerra né il progresso né il potere né la scienza né la religione. Siamo ancora in attesa della “grande rivelazione”, della risposta a una domanda che non trova pace.

È un gran peccato che nel frattempo, però, si continuino a impegnare così tante energie nelle vecchie e fallimentari soluzioni.