Interpretazioni

Maggio 31, 2008

Qualche mese fa mi ero avventurata nel controverso terreno del senso che diamo alle esperienze vissute e alle persone incontrate: opportunità o imposizioni del caso?
Di certo non esiste una risposta assoluta e le mie conclusioni a dicembre erano state in parte pessimiste e rassegnate di fronte a una realtà che pareva sceglierci e non essere scelta.

Dicembre, gennaio. Nuove esperienze, nuove riflessioni. Febbraio, marzo. Nuove persone, ulteriori riflessioni. Aprile, maggio. Nuove conclusioni.

È innegabile che l’interpretazione che diamo del nostro vissuto influisca sull’idea di un nostro ipotetico futuro. Quello che viviamo e abbiamo vissuto, nella nostra mente sarà anche quello che con ogni probabilità finiremo per rivivere. Permane la speranza, ma è flebile e per dare un senso alle brutte esperienze e agli spiacevoli incontri si ricorre a ogni stratagemma: l’essenziale è non arrendersi all’eventualità che tali esperienze e incontri possano anche dipendere da noi.
Non parlo di traumi o tragedie, ma di tutte le piccole o grandi delusioni in cui incappiamo quotidianamente e dalle quali sembriamo incapaci di liberarci.

Certe esperienze o l’incontro con determinate persone ci capita e basta? Non siamo forse anche noi gli artefici di quella nuova realtà che chiede di essere vissuta? La mia prima risposta era stata: noi siamo vittime e forse non c’è una soluzione, se non quella di evitarsi il dolore delle aspettative. Era l’interpretazione che davo al mio presente, un circolo vizioso di pessimismo e rassegnazione. Era il relativo che indossava i panni dell’assoluto ingannando mente ed evidenza.

Quante volte ci capita? Quante volte diamo a un’interpretazione il dominio assoluto dei nostri pensieri e azioni? Le persone ci sono antipatiche o simpatiche in modo superficiale, etichettiamo le esperienze a seconda dello stato d’animo e dei risultati immediati. Siamo convinti che il passato sia una porta chiusa per tutto ciò che di bello potrebbe ripresentarsi, mentre si trasforma in un portone spalancato per delusioni e fallimenti?

Opportunità o imposizione non era la domanda giusta, ma era l’unica che derivasse dall’inconscio evolversi dei pensieri e della mia interpretazione dei fatti. Un’interpretazione del tutto relativa, precaria e fugace.

Per le piccole cose, quelle banali e quotidiane, come per le grandi e apparentemente inafferrabili non è tanto quello che viviamo ma il modo in cui decidiamo di viverlo a contare. È il nostro modo d’essere a determinare la qualità del nostro vissuto.

Come scrive Milana Runjic nella sua rubrica su Internazionale: “In questo periodo litigo spesso con le amiche. Vuol dire che sono litigiosa? Sì: quello che succede nel mondo esterno è una conseguenza di quello che siamo dentro.”

È necessario puntualizzare che anche questa è un’interpretazione e che è relativa?! I nostri pensieri dipendono dal modo in cui decidiamo di vivere, dal modo in cui siamo, e ogni nostra conclusione assoluta deriverà da questa trascurata sorgente.

Il modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri, i sentimenti che proviamo al loro cospetto, le reazioni che ogni situazione suscita in noi: tutto parte da quella sorgente. Vale per noi e per chi ci circonda. Non siamo alieni, come direbbe Fromm, siamo solo alienati da noi stessi. E per questo abbiamo paura degli altri, paura dei fallimenti, dei rifiuti e anche dei successi.

Paura di essere fraintesi, di non essere compresi, apprezzati, amati, aiutati nei momenti peggiori. E saperlo, purtroppo, non basta, ma rifletterci sopra ha effetti sorprendenti.

La citazione di oggi:

Mi è capitato spesso di incontrare degli sciocchi. Mi sorge il dubbio di avere qualcosa che non va: qualcosa di stupido e oscuro che mi fa impelagare in situazioni stupide e oscure. Se cambiassi il mio caratteraccio, forse migliorerebbero anche i miei rapporti con gli altri. Ma siamo sicuri che le persone che incontro siano peggio di me? È solo apparenza: io sono decisamente la peggiore.Milana Runjic

E la canzone:

 

PS/ Le citazioni sono tratte dall’articolo “Intelligenti” di Milana Runjic. Leggetelo, vi assicuro che ne vale la pena! ;)

 

Credits:
~ photo by Shiningarden


Mia madre è un’eroina

Gennaio 17, 2008

Viviamo sul filo del rasoio ogni giorno. Di corsa verso il solito treno ritardatario, l’auto avvolta da un abbraccio ghiacciato dopo una notte passata all’addiaccio e le lancette dell’orologio ci urlano di correre più veloce, di grattare il ghiaccio con maggior vigore. Il treno non ci aspetta, 3 minuti di ritardo significano 15 minuti da recuperare.

Io e mia madre questa mattina. Io che guardo l’auto di mia madre arrancare assonnata e infreddolita lungo la strada. La vedo scomparire dietro la curva e penso: “Mia madre è un’eroina”.

Mia madre è un’eroina. È un esempio che non seguirò, ma è da sempre un meraviglioso esempio. Imperfetta, fallibile, vulnerabile, caparbia è un inno alla generosità e alla perseveranza. Mia madre è un’eroina postmoderna.

L’ho vista piangere quando avevo 7 anni, l’ho vista ridere ieri sera, l’ho amata e odiata come solo i figli sanno fare. Più si sentiva inadeguata più io la consideravo bella, più esprimeva dubbi e paure più acquisiva forza e coraggio ai miei occhi.

È sempre di corsa, non si ferma mai, un bacio e via, ci vediamo questa sera. Io arriverò prima di lei, lei irromperà in cucina carica di borse e sacchetti e la casa si animerà del suo spirito appassionato.

Mia madre è un’eroina. È stata licenziata quando aveva 40 anni, si è rimboccata le maniche e non si è data per vinta.
L’ho vista piangere, l’ho già detto, vero? In quel periodo la vidi spesso piangere, ero piccola e non capivo cosa fosse successo di così brutto. Ora capisco.

Le delusioni, le prese in giro, gli inganni, le ingiustizie.
Mia madre è un’eroina e io l’ammiro per tutte le lacrime che ha saputo versare impedendo al suo cuore di indurirsi.

“Sei vecchia”, le ripetono. “Non sei veloce”, “Non te la prendere, non è una questione personale”. No, certo che non lo è. Figuriamoci. In ogni azienda comandano la produttività, il denaro, i clienti. Chi lavora è un ingranaggio sostituibile: oggi tu, domani un altro… che differenza fa? Basta che sia produttivo, che costi poco e dia molto, moltissimo, più di quello che prenderà mai in cambio.

Guardo mia madre che invecchia, i riflessi appesantiti dal giudizio altrui, e la vedo sempre più giovane e agile, come l’affascinante adolescente che mi sorride da una vecchia fotografia.

È sempre lei, la ragazza che credeva nei colpi di fulmine e si sposò il suo. La donna che seppe risollevare la cattiva sorte e si diede una seconda possibilità. E la diede a tutta la sua famiglia.

Mia madre è un’eroina perché, neppure trentenne, la mia generazione è già stanca della vita, logorata da lavori precari e da stipendi che condannano alla semidipendenza e all’insicurezza economica. Quale futuro per noi? Una famiglia? Una casa tutta nostra? Una vita indipendente? Qualche sogno?

Questa mattina guardavo l’auto ricoperta di ghiaccio che stentava a risvegliarsi e ho pensato: “Mia madre è un’eroina. Con il ghiaccio o la neve, con il dolore o l’amarezza nel cuore lei va sempre avanti, non si ferma mai.”

E io non posso che esserne orgogliosa. Orgogliosa di essere sua figlia.

Welcome to my truth
I still love


Opportunità o imposizione?

Dicembre 15, 2007

Nevica. Questa mattina mi sono svegliata ed era tutto bianco. Guardo fuori dalla finestra e scorgo un cane nero zampettare nel leggero strato nevoso. I fiocchi danzano nel vento come un insieme di ballerini scoordinati nella loro fantasiosa eleganza.

Tra poco più di una settimana sarà Natale e tra breve il 2007 ci saluterà con un inchino per lasciar spazio al frizzante e misterioso 2008. Che dite: ci guadagneremo nel cambio? Faremo la conoscenza di un affascinante sconosciuto capace di farci innamorare?

Mentre attendiamo fiduciosi, ci guardiamo intorno impazienti di strappare qualche ultimo brandello di gioia e spensieratezza al vecchio anno.
Le premesse per tuffarsi in una nuova ed elettrizzante avventura ci sono tutte, speriamo di riuscire ad acchiapparle al volo prima che il nuovo amore si riveli per quello che è e si porti via anche le speranze. Troppo pessimista? Troppo realista?

Forse ha ragione chi dice che la felicità è essere felici di quello che si sta vivendo nel presente. Cose e persone, scelte o imposte dal caso, dal destino, dalle circostanze. Basta sapersi accontentare o riuscire ad aggirare le apparenze.

Ogni nuova sfida o incontro possono essere visti da due prospettive contrapposte: sono un’opportunità o un’imposizione. Opportunità di vivere esperienze che ci arricchiranno e di conoscere persone a cui ci affezioneremo, oppure imposizione di eventi e incontri spiacevoli e irritanti.

Ci avete mai pensato? Come vivete le situazioni o le persone nella vita di ogni giorno? Come le vivevate da bambini? Non possiamo scegliere la famiglia in cui nasciamo, ma possiamo scegliere gli amici. Frequentiamo la scuola, scegliamo l’istituto, l’indirizzo, la facoltà universitaria che più ci interessano, ma non abbiamo potere su insegnanti e compagni di classe. Ci capita quello che ci capita. E così è anche per il lavoro con capi e colleghi.

Quante persone incontriamo? Con quante siamo costretti a parlare per pura cortesia? Quante non avremmo mai neppure avvicinato se avessimo potuto scegliere? E con quante al contrario avremmo stretto un’amicizia se le circostanze lo avessero permesso?
Imposizione, opportunità o cos’altro?

Lo ammetto, ho iniziato a pensare all’argomento prevenuta: l’ago della bilancia protendeva per l’imposizione appesantito da incontri deludenti e situazioni spiacevoli. Poi questa mattina mi sono svegliata in un nuovo mondo bianco e colmo di opportunità. Le brutture di ieri erano un ricordo e non potevano sostenere il paragone con la piacevolezza del presente.
Non c’erano situazioni né incontri particolari ad attendermi fuori dalla finestra, ma il silenzio di un mondo che sa come alimentare la speranza.

Poso di nuovo lo sguardo là fuori, dove tutto è possibile: il cane nero ha lasciato ora il posto ad uno bianco e marrone. Anche lui zampetta sotto la neve, gioca e rincorre la libertà. Non si aspetta nulla e per questo ha già ottenuto tutto quello che desidera.

Credits photo: ISphoto