Mia madre è un’eroina

Gennaio 17, 2008

Viviamo sul filo del rasoio ogni giorno. Di corsa verso il solito treno ritardatario, l’auto avvolta da un abbraccio ghiacciato dopo una notte passata all’addiaccio e le lancette dell’orologio ci urlano di correre più veloce, di grattare il ghiaccio con maggior vigore. Il treno non ci aspetta, 3 minuti di ritardo significano 15 minuti da recuperare.

Io e mia madre questa mattina. Io che guardo l’auto di mia madre arrancare assonnata e infreddolita lungo la strada. La vedo scomparire dietro la curva e penso: “Mia madre è un’eroina”.

Mia madre è un’eroina. È un esempio che non seguirò, ma è da sempre un meraviglioso esempio. Imperfetta, fallibile, vulnerabile, caparbia è un inno alla generosità e alla perseveranza. Mia madre è un’eroina postmoderna.

L’ho vista piangere quando avevo 7 anni, l’ho vista ridere ieri sera, l’ho amata e odiata come solo i figli sanno fare. Più si sentiva inadeguata più io la consideravo bella, più esprimeva dubbi e paure più acquisiva forza e coraggio ai miei occhi.

È sempre di corsa, non si ferma mai, un bacio e via, ci vediamo questa sera. Io arriverò prima di lei, lei irromperà in cucina carica di borse e sacchetti e la casa si animerà del suo spirito appassionato.

Mia madre è un’eroina. È stata licenziata quando aveva 40 anni, si è rimboccata le maniche e non si è data per vinta.
L’ho vista piangere, l’ho già detto, vero? In quel periodo la vidi spesso piangere, ero piccola e non capivo cosa fosse successo di così brutto. Ora capisco.

Le delusioni, le prese in giro, gli inganni, le ingiustizie.
Mia madre è un’eroina e io l’ammiro per tutte le lacrime che ha saputo versare impedendo al suo cuore di indurirsi.

“Sei vecchia”, le ripetono. “Non sei veloce”, “Non te la prendere, non è una questione personale”. No, certo che non lo è. Figuriamoci. In ogni azienda comandano la produttività, il denaro, i clienti. Chi lavora è un ingranaggio sostituibile: oggi tu, domani un altro… che differenza fa? Basta che sia produttivo, che costi poco e dia molto, moltissimo, più di quello che prenderà mai in cambio.

Guardo mia madre che invecchia, i riflessi appesantiti dal giudizio altrui, e la vedo sempre più giovane e agile, come l’affascinante adolescente che mi sorride da una vecchia fotografia.

È sempre lei, la ragazza che credeva nei colpi di fulmine e si sposò il suo. La donna che seppe risollevare la cattiva sorte e si diede una seconda possibilità. E la diede a tutta la sua famiglia.

Mia madre è un’eroina perché, neppure trentenne, la mia generazione è già stanca della vita, logorata da lavori precari e da stipendi che condannano alla semidipendenza e all’insicurezza economica. Quale futuro per noi? Una famiglia? Una casa tutta nostra? Una vita indipendente? Qualche sogno?

Questa mattina guardavo l’auto ricoperta di ghiaccio che stentava a risvegliarsi e ho pensato: “Mia madre è un’eroina. Con il ghiaccio o la neve, con il dolore o l’amarezza nel cuore lei va sempre avanti, non si ferma mai.”

E io non posso che esserne orgogliosa. Orgogliosa di essere sua figlia.

Welcome to my truth
I still love


In viaggio, Shiningarden racconta di sè

Novembre 12, 2007

Arrivo in stazione e sono felice di constatare che il mio treno è in ritardo. Dieci minuti dicono. Che saranno mai dieci minuti! Il tempo di guardarsi intorno, scorgere volti sconosciuti tra la folla in attesa, riconoscere espressioni familiari, riportare lo sguardo sul tabellone e scoprire che il treno non è più in ritardo. Magnifico! È stato direttamente soppresso.

Tanto per farci del male ricordiamo quanto paghiamo ogni mese alle Ferrovie dello Stato. Ricordiamo e l’attesa ci sembrerà un po’ meno vana: quello che ci riporterà a casa, dopo una giornata di lavoro, sarà pur sempre il migliore dei treni possibili. Perché lamentarsi? Guardiamoci intorno e consoliamoci perché qualcun altro si roderà anche per noi. Mal comune mezzo gaudio, si dice.

Alla fine riesco a salire sul migliore dei treni possibili e durante il viaggio ho un’idea: “Devo cambiare, ho bisogno di un nuovo blog. Un bel blog su WordPress!”
Era da tempo che pensavo di migrare da Splinder e oggi ho finalmente deciso.
Purtroppo, d’ora in poi avrò le mani legate sul mio adorato codice, ma per la funzionalità e la praticità posso anche accettare questa inevitabile rinuncia. In attesa di tempi migliori.

Qui proseguirò il viaggio cominciato sul vecchio Lost Letters di Splinder e posterò anche alcuni degli articoli già scritti. Nel frattempo terminerò di modificare il template e aggiornerò il mio profilo.
Shiningarden racconta muove i suoi primi passi e io con lui. Vedremo dove ci porterà la nostra immaginazione.
Lontano fin dove ci è concesso sperare.

Se qualcuno volesse partecipare al viaggio è il benvenuto.
Bene, allora basta con i convenevoli e si parte!