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	<title>Gli ultimi idealrealisti &#187; società</title>
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	<description>"Si può essere Realisti pur essendo Idealisti."</description>
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		<title>Gli ultimi idealrealisti &#187; società</title>
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		<title>Solitudine vs socialità</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 14:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
				<category><![CDATA[parole & pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli inglesi lo dicono meglio. Dove noi usiamo un unico termine per indicare lo stato di chi sta o vive solo, la lingua inglese ama distinguere tra “loneliness” e “solitude”.
Loneliness ha una connotazione negativa e indica un senso di isolamento. Si prova quando sentiamo che qualcosa – o qualcuno &#8211; manca nella nostra vita. Lo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=714&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Gli inglesi lo dicono meglio. Dove noi usiamo un unico termine per indicare l<em>o stato di chi sta o vive solo</em>, la lingua inglese ama distinguere tra “loneliness” e “solitude”.</p>
<p><em>Loneliness </em>ha una connotazione negativa e indica un senso di <em>isolamento</em>. Si prova quando sentiamo che qualcosa – o qualcuno &#8211; <strong>manca nella nostra vita</strong>. Lo possiamo provare anche quando siamo in compagnia di altre persone, infatti non richiede una <em>reale </em>solitudine fisica.</p>
<p><em>Solitude</em>, al contrario, indica lo <strong>stare da soli senza sentirsi soli</strong>. Ha un significato positivo e costruttivo che denota un impegno con se stessi. La solitudine è desiderabile ed è uno stato in cui ci si sente bene, <em>in buona compagnia con se stessi</em>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/shiningarden-photos"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3629/3427380368_c211804962_m.jpg" alt="Photo by Marta Favro - Shiningarden" width="240" height="154" /></a><p class="wp-caption-text">Photo by Marta Favro</p></div>
<p>Purtroppo in italiano questa sfumatura si perde e spesso il termine solitudine viene utilizzato esclusivamente nella sua accezione negativa.<br />
Alcuni pensano che nessuno potrebbe coscientemente sceglierla: <em>essere soli</em> si trasforma quindi in una maledizione, una condizione da <em>poveri sfigati</em>.<br />
Al liceo sono soli quelli che non fanno parte dei gruppi “in”, i cosiddetti <em>nerd </em>(anche qui la lingua inglese è più eloquente) che spesso sono le vittime preferite del bullismo o, nella migliore delle ipotesi, dell’indifferenza altrui.<br />
Nell’età adulta, invece, la solitudine viene spesso associata agli anziani rimasti senza famiglia o “abbandonati” dai figli.</p>
<p><span id="more-714"></span><br />
Se pensiamo a queste situazioni tipiche io stessa mi chiedo: chi potrebbe coscientemente scegliere la solitudine?! La risposta però sarebbe troppo scontata così come non è scontata la solitudine in un mondo interconnesso come quello di oggi.</p>
<p>Anche il più <em>nerd </em>degli studenti liceali può oggi considerarsi solo? Ci sono i social network, i blog, le chat, i forum… basta accendere il computer e il mondo là fuori si catapulta nella nostra stanza. È naturale che Internet diventi la nostra isola felice: pazienza se siamo finiti in una scuola di ignoranti, pazienza se non troviamo amici intorno a noi, Internet ce ne porta a frotte con un semplice clic. Questa la realtà che viviamo oggi: <strong>siamo sempre collegati, sempre connessi con qualcuno, sempre visibili</strong>. Ci trovate su Facebook, Twitter, Friendfeed e discutiamo con tutti di qualunque cosa.</p>
<p>In un mondo così interconnesso è ancora possibile “sentirsi soli”? È possibile apprezzare la solitudine? È socialmente accettabile preferire la solitudine alla compagnia degli altri in un mondo in cui la prima è diventata “evitabile”?</p>
<p>Il <strong>bisogno di solitudine</strong> viene spesso stigmatizzato nonostante la psicologia ci spieghi come la solitudine sia una <strong>caratteristica fondamentale e imprescindibile per il benessere</strong> dell’individuo.<br />
È davvero salutare vivere esclusivamente in rapporto agli altri?<br />
William Deresiewicz, professore di inglese a Yale, afferma: “La tecnologia ci sta portando via non solo l’intimità e la concentrazione, ma anche la capacità di stare soli.”<br />
Nel suo articolo <em><a href="http://chronicle.com/free/v55/i21/21b00601.htm" target="_blank">The end of Solitude</a></em> (in italiano <em>Addio solitudine</em> pubblicato sulla rivista <em>Internazionale</em>), Deresiewicz discute sul ruolo che la solitudine ha ricoperto nella storia e spiega come ancora oggi sia un elemento importante per lo sviluppo personale.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/shiningarden-photos"><img src="http://www.shiningarden.com/img/photo_feet_m.jpg" alt="Photo by Marta Favro - Shiningarden" width="240" height="143" /></a><p class="wp-caption-text">Photo by Marta Favro</p></div>
<p>Solitudine non significa isolamento e perdita di contatto con la realtà che ci circonda, al contrario è un <strong>saper entrare in comunione con la parte più profonda di noi stessi</strong> per relazionarci in modo più sano con gli altri. Non saper affrontare la solitudine può trasformarsi in un incubo per chi sente il bisogno imperante di “stare con qualcuno”, che si tratti degli amici o di una persona d’amare.</p>
<p>Come si riscopre il piacere della solitudine? Staccando la spina per un po’, accantonando l’ansia di “perdersi gli ultimi aggiornamenti” e riconoscendo che anche noi stessi abbiamo bisogno di un’attenzione speciale.</p>
<p>Come reagiranno gli altri? Perderemo i nostri amici se sentiamo il bisogno di starcene per conto nostro? Ci considereranno degli asociali? È evidente: sì, capiterà. Per chi pensa che la solitudine sia qualcosa da disprezzare diventeremo un fenomeno da baraccone, qualcuno con qualche strana malattia! Scrive Deresiewicz: “La solitudine non è un’esperienza facile, e non è per tutti.”<br />
Possiamo anche vivere escludendola dalla nostra vita per molto tempo, ma quando reclamerà a gran voce il suo spazio difficilmente riusciremo a far finta di niente.<br />
Il prezzo della solitudine, afferma Deresiewicz, può essere quello dell’<strong>impopolarità</strong>. “La solitudine non è molto cortese. Thoureau* sapeva che i nostri amici potranno trovare sgradevole il nostro atteggiamento solitario. Per non parlare dell’offesa implicita nell’evitare la loro compagnia.”</p>
<p>È indispensabile a questo punto chiedersi: quali amici ci abbandonerebbero? Esiste un tipo di amicizia capace di sopravvivere alla solitudine? Discuterne esulerebbe troppo dall’argomento di questo post, quindi lascio a voi la risposta a queste domande. <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Cosa ne pensate?</strong> Può il desiderio di solitudine conciliarsi con l’amicizia? E con la socialità?<br />
Come considerate la solitudine? Ne sentite il bisogno o preferite evitarla?</p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<p><strong>Per approfondire:</strong><br />
- <a rel="nofollow" href="http://chronicle.com/free/v55/i21/21b00601.htm" target="_blank">The end of solitude</a>, William Deresiewicz<br />
- <a rel="nofollow" href="http://www.psychologytoday.com/articles/index.php?term=pto-2965.html" target="_blank">Solitude vs loneliness</a>, Hara Estroff Marano</p>
<p>*Nel 1854 Henry David Thoureau scrisse un’opera in cui elogiò la solitudine, <em>Walden</em></p>
Posted in parole &amp; pensieri, società Tagged: emozioni, idee, nuove prospettive, solitudine <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/shiningardenracconta.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/shiningardenracconta.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/shiningardenracconta.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/shiningardenracconta.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/shiningardenracconta.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/shiningardenracconta.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/shiningardenracconta.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/shiningardenracconta.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/shiningardenracconta.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/shiningardenracconta.wordpress.com/714/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=714&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>E si ritorna… au revoir Paris</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 21:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa mi mancherà di Parigi? Più di ogni altra cosa?
Più del profumo di una baguette fresca e del dolce sapore burroso dei croissant? Più delle caratteristiche scalinate parigine, dell’architettura e dei fornitissimi centri commerciali?
Di Parigi mi mancherà in assoluto e sopra ogni altra cosa il TRASPORTO PUBBLICO.
Mi mancherà la metro con le sue 16 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=188&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://www.shiningarden.com/img/paris-statua.jpg" alt="" hspace="10" width="198" height="300" />Che cosa mi mancherà di Parigi? Più di ogni altra cosa?<br />
Più del profumo di una baguette fresca e del dolce sapore burroso dei croissant? Più delle caratteristiche scalinate parigine, dell’architettura e dei fornitissimi centri commerciali?</p>
<p>Di Parigi mi mancherà in assoluto e sopra ogni altra cosa il <strong>TRASPORTO PUBBLICO</strong>.<br />
Mi mancherà la <strong>metro</strong> con le sue 16 linee che ti conducono ovunque e non ti fanno rimpiangere l’incapacità umana di creare il teletrasporto.</p>
<p>Mi mancheranno i <strong>treni</strong>, quei treni così simili ai nostri all’interno (chi avrà copiato chi?), ma puliti, puntuali e con orari di passaggio non superiori ai 15-30 minuti.<br />
E mi mancheranno anche gli <strong>autobus</strong> anche se la metro mi ha permesso di non averne mai bisogno.</p>
<p>Il trasporto pubblico parigino, almeno quello che ho sperimentato io, è il sogno di ogni pendolare. Quasi un <strong>teletrasporto</strong>, ma senza tecnologia aliena, tutto made on earth.<br />
Due settimane di peregrinazioni per la città, due settimane senza un ritardo, due guasti sulla linea della metro prontamente segnalati e riparati.<br />
Non dico che a Parigi si viva un idillio, ma vivere in Italia ti porta spontaneamente ad amare qualsiasi città straniera che funzioni meglio della tua, nel mio caso la piccola, caotica e brontolona Torino.</p>
<p>Si torna in Italia e il giorno dopo è già giorno di rientri. Si risale sui soliti <strong>treni malandati, sporchi e in perenne ritardo</strong>.  Sembrano tanti vecchietti a cui si voglia far correre la maratona a suon di frustrate. E i giovani di ultima generazione non sembrano migliori. Dev’essere un tarlo di famiglia o chissà.<br />
I treni fanno quello che possono, arrancano nonostante gli acciacchi, i motori dimezzati e gli irriverenti vandali con i denti da latte che rompono i finestrini, fanno a pezzi i sedili, sporcano con le loro pedate e l’ignoranza quel poco di decente che sarebbe rimasto.</p>
<p>I ritardi sono governati da una mano misteriosa, di cui neppure i treni conoscono la provenienza: gli si dice di fermarsi e loro si fermano, anche in aperta campagna, in attesa del passaggio del nulla o di un semaforo difettoso. Nessuno lo sa con certezza, altrimenti che mano misteriosa sarebbe?!</p>
<p>Infine il treno sbuffando e imprecando arriva a destinazione: solo <strong>5 minuti</strong> di ritardo? Incredibile!<br />
Da queste parti 5 minuti sono accademici, ma guai a lamentarsi: a Torino siamo ancora fortunati, a Torino il trasporto pubblico funziona ancora, altrove gli italiani soffrono ben di più. Che bella fortuna!</p>
<p>Addio coincidenze, addio autobus che ci farebbero arrivare in orario in ufficio. Cantieri in stazione, cantieri fuori dalla stazione, cantieri per le strade: stiamo facendo tutto per voi, <strong>Torino è in movimento</strong>!</p>
<p>Bene, sono felice: mentre attendo il prossimo autobus che non arriva e le lancette dell’orologio scorrono inesorabili mi conforta il fatto che la mia città sia in movimento.<br />
Forse questo renderà felice anche il mio capo quando non arriverò in orario e mi conteggerà il recupero: forse accetterà a mò di compensazione i 5 minuti di ritardo del mio treno, i 15 dell’autobus, il traffico caotico delle 9 di mattina e, soprattutto, il fatto che a Torino non siano ancora riusciti a finire la prima linea della metropolitana. O dite di no? <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /><br />
</p>
<p>Finalmente salgo sull’autobus, arranca anche lui per le strade cittadine, non è neppure uno di quelli ecologici ultima generazione, ma chisseneimporta se mi fa arrivare in orario? Su, veloce, dove sono le <strong>corsie preferenziali</strong>? E quel prepotente là davanti, con quella cavolo di auto-inquina-aria, vogliamo farlo togliere dalla “nostra” corsia?! Siamo noi i più grandi, nessuno dovrebbe sbarrarci la strada!</p>
<p>Ogni mattina è una corsa contro il tempo, il traffico, i ritardi, la disorganizzazione, i prepotenti, un sistema che non funziona. Ogni mattina risalgo su uno dei cari treni italiani e sospiro: quanto ritardo si accumulerà oggi? Non è pessimismo, è <strong>spirito di adattamento</strong>, è uno dei difetti di una cultura che ha perso vigore e senso civico.</p>
<p>Si dice che la mancanza di mezzi aguzzi l’ingegno e allora, chissà, messi alle strette da un trasporto pubblico penoso e male organizzato, potremmo proprio essere noi italiani a inventare il teletrasporto. Siamo o non siamo un popolo di inventori?!</p>
<p>Nel frattempo, ripenso a Parigi e mi cullo nel suo indelebile ricordo.  E un po’ mi chiedo: ma <strong>l’Italia dove sta andando</strong>? Quale futuro sogna? Quale teme con maggior intensità? I suoi sogni e incubi, sono anche i nostri?</p>
<p>La citazione di oggi:</p>
<p><em>I treni sono uno dei termometri di un paese. Quelli francesi e spagnoli ormai viaggiano ad altissima velocità, quelli svizzeri e tedeschi arrivano con qualche minuto di anticipo. E quelli italiani? A volte mi sembrano il vecchietto nella cinquecento che imbocca l’autostrada e, sbigottito, commenta che tutti stanno andando contromano.</em> – Laila Wadia, Internazionale</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.shiningarden.com/img/paris-montmartre.jpg" alt="" width="350" height="225" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p>PS/ Vi consiglio di leggere l’<a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20080830175925" target="blank">articolo di Laila Wadia</a> comparso su l’Internazione del 29 agosto 2008.  L’autrice racconta in modo esemplare un amaro spaccato della società italiana mettendo in evidenza la pochezza di cui siamo vittime oggi noi italiani, giovani e adulti. Illuminante.</p>
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		<title>Sull&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 16:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<description><![CDATA[
&#160;
L’Italia non se la passa bene. L’antica culla degli artisti sta assumendo i contorni di un rifugio per disperati. Del Nord e del Sud. Per gli italiani e per chi aveva finora creduto nel sogno italiano.
“Ci rimane forse un’alternativa?”, mi chiedono gli amici più intraprendenti e ambiziosi. Andersene, mi dicono. In Francia, in Spagna, da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=62&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img style="border:0 none;" src="http://www.shiningarden.com/img/treemarta.jpg" alt="Photo by Shiningarden" width="180" height="240" /></p>
<p style="text-align:center;">&nbsp;</p>
<p>L’Italia non se la passa bene. L’antica culla degli artisti sta assumendo i contorni di un rifugio per disperati. Del Nord e del Sud. Per gli italiani e per chi aveva finora creduto nel sogno italiano.<br />
“Ci rimane forse un’alternativa?”, mi chiedono gli amici più intraprendenti e ambiziosi. Andersene, mi dicono. In Francia, in Spagna, da qualsiasi altra parte per non rimanere invischiati in questo pantano. “Siamo troppo arretrati. Quale futuro possiamo aspettarci qui?”</p>
<p>A diciotto anni ero convinta di emigrare. Volevo andare in Australia. L’Italia non mi piaceva e non c’era nessun motivo per cui, mi dicevo, valesse la pena rimanere. Ero un’idealista e non avevo paura. Poi conobbi un’australiana che mi disse: “Qui non è facile, mi piacerebbe andare in Giappone. Sto imparando la lingua.” <em>Qui non è facile</em>.</p>
<p><em>Andarsene</em> è il sogno che ci accomuna. Emigrare e trovare condizioni di vita migliori. Lasciare il proprio paese perché non offre prospettive se non quelle di soffocare nelle sabbie mobili.<br />
Immobilità. Disorganizzazione. Corruzione. Criminalità. Chi vorrebbe vivere in un paese il cui futuro sembra determinato da queste quattro <em>calamità innaturali</em>?<br />
E come sopravvivere se non è possibile partire? Qual è il limite oltre il quale la frustrazione diventa rancore? E dal rancore si passa all’odio? E l’odio si trasforma in follia collettiva?</p>
<p>Oggi la violenza si divide in due grandi correnti: la <strong>violenza del prepotente</strong> e la <strong>violenza dell’oppresso</strong>. La prima appartiene a chi utilizza la forza per ottenere un vantaggio personale, anche temporaneo, la seconda, invece, è la violenza di chi ha bisogno di un capro espiatorio per sentirsi meno impotente di fronte alle ingiustizie.<br />
Così, può capitare che la violenza del primo diventi una giustificazione per la violenza del secondo che spesso colpisce alla cieca ed è inconsapevole delle conseguenze.</p>
<p>È questo il futuro che ha scelto per sé l’Italia? La logica del ferro e del fuoco per risolvere i problemi?<br />
Fermiamoci un attimo a riflettere e proviamo anche noi a rispondere alla semplice domanda che il commissario europeo per la Romania, Leonard Orban, ha posto alla giornalista Gabriela Preda: “<strong>Come si vive in realtà in Italia?</strong>”<br />
Prima di puntare il dito sulla diversità, proviamo a osservare le nostre difficoltà quotidiane. Da dove nascono veramente?</p>
<p>“Quali sono i motivi di disagio più comuni, al di là di quelli legati all’immigrazione?”<br />
Variano a seconda dell’età, delle esigenze e del contesto che si vive ogni giorno, ma scommetto che dipendono in minima parte da quegli <em>altri</em> che oggi sembrano essere diventati il capro espiatorio di tutti i mali italiani.</p>
<p>Vogliamo parlare dei trasporti pubblici, in particolare delle ferrovie che sono in rosso da anni e che non considerano un treno soppresso un disservizio?<br />
Vogliamo parlare dei contratti di lavoro che obbligano noi giovani a posticipare a data da destinarsi il sogno di una vita indipendente e di una famiglia?<br />
Vogliamo parlare del bullismo nelle scuole e dei programmi scolastici che sfornano giovani ignoranti e incapaci di sognare un futuro?<br />
Vogliamo parlare del problema dei rifiuti e dell’energia, argomenti che ultimamente vanno di moda, e che nessun governo si è mai preso la briga di risolvere con programmi seri e lungimiranti?</p>
<p>I problemi non si risolvono “spostandoli da un’altra parte” o addossando la colpa della loro esistenza a qualcuno.<br />
In Italia siamo vittime di una diffusa mentalità chiusa, gretta, affarista che non sa aprirsi al mondo e alle opportunità che la <em>differenza</em> offre.<br />
Per questo gli italiani sono da stigmatizzare? Gli italiani sono i loro governi incapaci, la stampa monopolista e superficiale, i trasporti indebitati, gli studenti bulli, la criminalità organizzata e disorganizzata?<br />
Questo è quello che oggi stiamo dicendo agli stranieri e quello che, ci siamo dimenticati, fu detto ai nostri nonni e bisnonni quando emigrarono: voi non siete persone con un’identità, siete l’<em>altro</em>, l’<em>alterità</em> a noi nemica.</p>
<p>Che spreco.</p>
<p>Mi piacerebbe che, un giorno, un giornalista straniero dipingesse l’Italia che i suoi occhi osservano come l’<a href="http://www.guardian.co.uk/world/2008/may/18/iceland" target="_blank">Islanda descritta da John Carlin</a>. Mi piacerebbe che anche l’Italia fosse definita un grande patchwork con famiglie allargate, creative e con bambini felici che avranno l’opportunità di diventare adulti felici.<br />
E forse basterebbe davvero poco. Forse, il destino di un paese e del suo popolo si racchiude in una semplice capacità: quella di <strong>saper prendere il meglio dalle altre culture e società</strong>.<br />
I problemi fanno parte della vita, ma credere di risolverli con la violenza e la discriminazione è un vecchio modo di pensare che continua a ripresentarci gli stessi problemi in modo diversi.</p>
<p>La violenza non è una caratteristica che possiamo assegnare a un popolo o a un’etnia. La violenza è figlia dell’ignoranza e del pregiudizio e ne siamo tutti portatori insani. È una scelta ed è individuale, per quanto scomodo sia accettarlo.</p>
<p>La citazione di oggi:</p>
<p><em>La prima lezione che abbiamo appreso dalle democrazie occidentali, quando ci siamo messi al loro fianco, è che non esiste colpevolezza collettiva. Che in uno stato di diritto nessuno è colpevole per le abiezioni altrui. Che l’atto di associare una razza, una classe, un popolo, le propensioni sessuali e via dicendo a un crimine è un esecrabile principio nazista. Per quanto profondamente addolorata e traumatizzata da un crimine, una società che non sia ipocrita deve accettare che quel trauma le è stato provocato da un individuo, non certo da un’etnia o da un popolo. E che perfino quell’individuo merita di essere trattato da uomo e giudicato in base alle leggi che regolano il vivere civile. Altrimenti si arriva ad Auschwitz e a Guantanamo. – Mircea Cartarescu</em></p>
<p>E la consapevolezza:</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://shiningardenracconta.wordpress.com/2008/06/02/sullitalia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/wZU6IoXNoNU/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
Dal film <em>Le Peuple Migrateur</em></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Da leggere</strong>:</p>
<p style="text-align:left;">- Provo Vergona, articolo di Mircea Cartarescu pubblicato su Internazionale, 9 novembre 2007 (<a href="http://cisadu2.let.uniroma1.it/air/docs/interventi/Cartarescu%20Rusine.doc" target="_blank">file doc</a> | <a href="http://www.irfionlus.org/news_it.html" target="_blank">web</a>)</p>
<p style="text-align:left;">- <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2008/may/18/iceland">No wonder Iceland has the happiest people on earth</a>, articolo di John Carlin pubblicato su www.guardian.co.uk</p>
<p>&#8212;&#8212;<br />
Credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/shiningarden-photos" target="_blank">photo by Shiningarden</a></p>
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		<title>Big Kahuna</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 20:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accetta il consiglio, per questa volta
Non perdere tempo con l&#8217;invidia.
A volte sei in testa. A volte resti indietro.
La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. 

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3><font color="#000080">Accetta il consiglio, per questa volta</font></h3>
<p align="right"><i>Non perdere tempo con l&#8217;invidia.</i><br />
<i>A volte sei in testa. A volte resti indietro.</i><br />
<i>La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. </i></p>
<p align="center"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://shiningardenracconta.wordpress.com/2008/03/19/big-kahuna/"><img src="http://img.youtube.com/vi/fFu1Ms0BhtU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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	</item>
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		<title>Nuove idee</title>
		<link>http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/12/02/nuove-idee/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 20:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un anno e mezzo fa circa scoprii la rivista Internazionale grazie a una serie di ricerche che stavo svolgendo per la tesi di laurea. Fu un colpo di fulmine e dopo qualche settimana di appuntamento in edicola decisi di abbonarmi.
La rivista pubblica articoli di quotidiani e giornali provenienti da tutto il mondo, politica, economia, scienza, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=24&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un anno e mezzo fa circa scoprii la rivista <a href="http://www.internazionale.it" target="_blank"><em>Internazionale</em></a> grazie a una serie di ricerche che stavo svolgendo per la tesi di laurea. Fu un colpo di fulmine e dopo qualche settimana di appuntamento in edicola decisi di abbonarmi.</p>
<p>La rivista pubblica articoli di quotidiani e giornali provenienti da tutto il mondo, politica, economia, scienza, società e cultura: ogni settimana mi stupisco di fronte a un pezzetto di mondo di cui non ero a conoscenza nonostante tutta la buona volontà dei miei ex insegnanti del liceo e degli anni trascorsi all’università.</p>
<p>Viviamo nell’era della globalizzazione eppure il mondo rimane ancora un luogo troppo vasto e complesso perché sia possibile affermare di conoscerlo tutto. Non penso basterebbe neppure un’intera vita trascorsa a viaggiare da un capo all’altro dell’emisfero per riuscirci: la Terra, così come gli esseri umani, continueranno a stupirci sia per le loro grandi meraviglie che per le incomprensibili brutture.</p>
<p>Ho sempre pensato che la società avesse bisogno di persone capaci di riflettere su se stesse e sul mondo, che non necessariamente la scelta di concentrare la propria attenzione sulla foresta aiutasse davvero i singoli alberi.<br />
Sono solo opinioni del tutto opinabili, ma in un mondo che urge maggiore attenzione, sicurezza e giustizia le vecchie soluzioni hanno più volte dimostrato la necessità di nuovi approcci.<br />
Purtroppo le cattive idee finiscono spesso con l’essere le più facilmente appoggiate e diffuse. Che sia con la violenza, l’inganno o la seduzione hanno da sempre maggiori possibilità di vincere nel breve periodo.</p>
<p>Guardando obiettivamente le tante realtà che si incontrano e scontrano da millenni in ogni angolo del pianeta, penso sia lecito chiedersi cosa potrebbe far davvero cambiare la situazione. Cosa potrebbe realmente concedere una chance collettiva di felicità a tutti i popoli della terra.<br />
Non sono stati né la ricchezza né la guerra né il progresso né il potere né la scienza né la religione. Siamo ancora in attesa della “grande rivelazione”, della risposta a una domanda che non trova pace.</p>
<p>È un gran peccato che nel frattempo, però, si continuino a impegnare così tante energie nelle vecchie e fallimentari soluzioni.</p>
<p align="center"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/12/02/nuove-idee/"><img src="http://img.youtube.com/vi/4Jp-KdcaaO4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/shiningardenracconta.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/shiningardenracconta.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/shiningardenracconta.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/shiningardenracconta.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/shiningardenracconta.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/shiningardenracconta.wordpress.com/24/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=24&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/4Jp-KdcaaO4/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Come resistere alla bellezza?</title>
		<link>http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/11/19/bellezza/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 22:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Lost Letters del  14 ottobre 2007
La pubblicità vuole vendere. Da sempre il suo obiettivo è imbambolarci con modelle, coppie perfette, macchine potenti, un’idea di bellezza, eleganza, successo che relega la maggior parte di noi in quel rigagnolo di cui parlava Oscar Wilde in un celebre aforisma.
We are all in the gutter, but some [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=22&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="right">Da <a href="http://shiningarden.splinder.com/post/14276002/Come+resistere+alla+bellezza%3F" target="_blank">Lost Letters</a> del  <em>14 ottobre 2007</em></p>
<p>La pubblicità vuole vendere. Da sempre il suo obiettivo è imbambolarci con modelle, coppie perfette, macchine potenti, un’idea di bellezza, eleganza, successo che relega la maggior parte di noi in quel rigagnolo di cui parlava Oscar Wilde in un celebre aforisma.</p>
<p>We are all in the gutter, but some of us are looking at the stars.<br />
<em>Siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi guardano le stelle.</em></p>
<p>E chi di noi guarda le stelle? La pubblicità è davvero quel brutto mostro che si imbelletta mattina, pomeriggio, sera per ingannarci? Il rossetto della magrezza, l’ombretto della celebrità, il fard della giovinezza?</p>
<p>Visitando il blog di Maurizio Goetz dedicato al “<a href="http://marketingusabile.blogspot.com" target="_blank" class="red">Margeting usabile</a>”, qualche tempo fa avevo letto la notizia del <a href="http://marketingusabile.blogspot.com/2007/10/levoluzione-di-dove-evolution.html" target="_blank" class="red">nuovo spot della Dove</a>, l’ultimo di una serie dedicati all’autostima delle donne, in particolare delle adolescenti. Mi ero appuntata il post ripromettendomi di parlarne prima o poi. Ed ora eccomi qua.</p>
<p>Anch’io lavoro nel campo della pubblicità, più precisamente del web marketing, una pubblicità diversa da quella sulle riviste o in televisione, ma pur sempre pubblicità. Il suo intento è catturare l’attenzione del potenziale acquirente, far vendere un particolare prodotto, inutile affermare il contrario.</p>
<p>Non penso, però, sia il fine a dover essere deprecato, quanto il modo.<br />
Una nuova scuola di marketing afferma che per vendere bisogna puntare principalmente su tre soggetti, veri e propri magneti cattura-attenzione: donne, bambini e cuccioli. Le donne perchè stimolano la fantasia (soprattutto degli uomini), i bambini e i cuccioli perché trasmettono tenerezza e inducono l’utente ad una maggiore apertura verso il prodotto.</p>
<p>Ormai l’uso delle donne nella pubblicità è endemico: le vediamo dovunque, perlopiù mezze nude (altrimenti come si stimola la fantasia?!!), si spogliano nel bel mezzo di uno spot che pubblicizza silicone per interni contro ogni logica, ma seguendo alla lettera le regole del marketing.</p>
<p>È questa la pubblicità? Questo il modo di vendere un prodotto? Riecco emergere Oscar Wilde con le sue acute riflessioni: siamo davvero tutti nel rigagnolo, ma qualcuno volge lo sguardo verso l’alto.</p>
<p>La pubblicità, come afferma Goetz nel suo interessante blog, è comunicazione, è innovazione. Ed ecco che Dove lo sta dimostrando con un messaggio che va controcorrente e con un progetto, il <a href="http://www.campaignforrealbeauty.com/" target="_blank" class="red">fondo Dove per l’autostima</a>, che offre basi concrete alla retorica di belle parole già pronunciate.</p>
<p>Quelli della Dove non sono dei benefattori, il loro intento è quello di vendere un prodotto, come lo è di qualsiasi azienda, ma hanno scelto di farlo in modo diverso, di puntare sulle persone e sul loro benessere.</p>
<p>Questa, come tante altre, è un’operazione di marketing, ma bisogna rendere merito al marketing che si vuole distinguere, che prova ad essere intelligente.</p>
<p>Vi ricordate il primo spot che passò in televisione e presentava il progetto Dove?</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/11/19/bellezza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Omf2gwLUE8E/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Negli anni l’azienda ha continuato a promuovere la sua iniziativa mostrando l’inconsistenza della bellezza e di tutte quelle società che la promuovono.<br />
Perché si dice sia retorica affermare che la bellezza sia prima di tutto una qualità interiore, eppure non è superficialità credere il contrario?</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/11/19/bellezza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/iYhCn0jf46U/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Siamo così abituati a veder strumentalizzare il corpo delle donne, la loro presunta bellezza, le curve, la snellezza, da dimenticarci che senza trucco, senza dieta, palestra, senza un programma di fotoritocco siamo tutti esseri umani. Chi biondo, chi castano, chi magro, chi robusto, chi alto, chi basso. Siamo tutti diversi, ma per alcune aziende grazie ai loro prodotti potremmo tutti assomigliare all’emblema di bellezza che, al momento, va di moda.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/11/19/bellezza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JaH4y6ZjSfE/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Molte pubblicità che ci sorbiamo oggi sono un vero e proprio insulto all’intelligenza di uomini e donne. Uomini che vengono descritti come incapaci di controllare pulsioni primordiali e donne incoronate regine della superficialità e della menzogna.</p>
<p>Ci sono tanti modi per promuovere i propri prodotti, basta avere il coraggio di esplorare nuove strade, di dare un calcio a vecchi preconcetti che danneggiano anche le nuove generazioni.<br />
Le persone non sono stupide, ma troppo spesso fa comodo che lo siano. L’acquirente attento è anche un acquirente scomodo perché valuta i pro e i contro di un prodotto, non lo compra a scatola chiusa. E non si lascia ingannare da facili promesse di una pubblicità estetica che vuole ingannare la vecchiaia e omologare ogni differenza.</p>
<p>Diciamocelo pure, la pubblicità è quasi sempre la fastidiosa interruzione di un programma o un film che stavamo guardando in tv, di un articolo che stavamo leggendo su una delle tante riviste patinate, ma basterebbe poco per renderla più interessante, stimolante e adatta ad una società che vuole crescere ed evolversi.</p>
<p>Radicarla, come si fa oggi, a pregiudizi, mode effimere e idee discriminatorie è un delitto verso ogni speranza di un futuro diverso e migliore rispetto all’insipido e retrogrado presente a cui ci siamo incatenati.</p>
<p align="right"><img src="http://www.shiningarden.com/img/firmaLara.gif">&nbsp;&nbsp;</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/shiningardenracconta.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/shiningardenracconta.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/shiningardenracconta.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/shiningardenracconta.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/shiningardenracconta.wordpress.com/22/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/shiningardenracconta.wordpress.com/22/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=22&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Cara Jane, in attesa di un futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 22:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jane Austen è un pilastro della letteratura inglese. Che se ne parli bene o male, che piaccia o meno nessuno osa spodestarla da un trono che le è stato conferito per il suo indubbio talento di scrittrice.
Jane Austen è morta nel 1817 per una grave malattia. Aveva 42 anni. Virginia Wolf, sua grande ammiratrice e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=21&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Jane Austen è un pilastro della letteratura inglese. Che se ne parli bene o male, che piaccia o meno nessuno osa spodestarla da un trono che le è stato conferito per il suo indubbio talento di scrittrice.</p>
<p>Jane Austen è morta nel 1817 per una grave malattia. Aveva 42 anni. Virginia Wolf, sua grande ammiratrice e altro riconosciuto pilastro della letteratura inglese, morì suicida nel 1941. Aveva 59 anni.</p>
<p>Credendo in un’ipotetica teoria sulla reincarnazione, mi piacerebbe vederle reincarnate entrambe in giovani trentenni del XXI secolo, ancora armate di penna e di amore per le parole.</p>
<p>Me le immagino donne moderne, acute osservatrici di un mondo che pensavano di essersi lasciate alle spalle.<br />
Quale sorpresa per Jane scoprire di ritrovare intatti e pressoché immutati gli eleganti pregiudizi dell’Ottocento, e quale per Virginia accorgersi di non sentirsi per nulla spaesata di fronte alla peculiarità della società contemporanea!<br />
Cosa potrebbero domandarsi se non: “E dunque? Quali sono i cambiamenti?”</p>
<p>Nessun cambiamento, nessuna novità degna di nota. Leggiamo i giornali, ascoltiamo le notizie in TV, ci guardiamo vivere ogni giorno ed è semplice rendersi conto che gli uomini hanno delegato tutta l’idea di progresso ad una ragione priva di fantasia.</p>
<p>Leggiamo gli stessi libri, stesse trame di stesse storie, ascoltiamo le stesse canzoni, stesse parole di stesse melodie, ci ritroviamo a vivere gli stessi problemi con le stesse reazioni e ci chiediamo: “<strong>Perché non cambia mai</strong>?”</p>
<p>Diciamo le stesse cose da secoli. Gridiamo lo stesso dolore e sogniamo lo stesso mondo migliore che non arriva o, se vogliamo essere ottimisti, tarda ad arrivare.</p>
<p><em>Cara Jane, cara Virginia,<br />
come descrivereste la società del 2007? Quali storie inventereste e quali saggi scrivereste?<br />
Come dipingerebbe la realtà il vostro occhio critico e vivace?<br />
Come vi sentireste imprigionate in un corpo che si crede libero, in una mente che vuole spaziare e in una società che conferisce a entrambi l’apparente diritto a esprimersi?<br />
Come vi comportereste di fronte a certe evidenti manifestazioni di eccezionale intelligenza poco incline al ragionamento, come forse le avreste definite voi?<br />
Vorrei tanto conoscere la vostra opinione! Leggere nuove storie, nuovi saggi e ridere di questa società che esalta e discrimina, ammalia e annienta.</em></p>
<p>Vorrei immergermi in un romanzo come <em>Persuasione</em>, essere una novella Anne Elliot o un’Elisabeth Bennet per qualche ora. Vorrei gustarmi il mio lieto fine letterario e non desiderarne un altro dopo aver riposto il libro sul comodino. Perché desiderare la fine di qualcosa se ci stiamo divertendo nel viverla?</p>
<p>Forse ai nostri pronipoti andrà meglio. Forse nell’Italia del futuro quando decideranno di usare la bicicletta avranno piste ciclabili riservate sia in città che in provincia. Forse non rischieranno di venir investiti su una qualsiasi anonima statale priva di illuminazione non appena scende la sera.<br />
Forse si saranno liberati da stereotipi, pregiudizi, discriminazioni e non si accontenteranno del meno peggio per tutte le questioni importanti della loro vita.<br />
Forse saranno scrittori, musicisti, artisti migliori. Forse saranno cittadini migliori.<br />
Forse Jane e Virginia saranno ricordate con affetto e potranno finalmente riposare in pace. In quel lontano futuro la loro stanca penna avrà smesso di scrivere e le loro parole si imprimeranno in un passato da lasciar andare.</p>
<p>I nostri pronipoti si vanteranno: “Siamo cambiati, siamo diversi, gente! Ci sono nuove notizie, nuove storie, nuove canzoni, nuove idee. Ci sono nuove persone che progrediscono con fantasia.”</p>
<p>Jane, Virginia, abbiate pazienza. Purtroppo noi stanchi contemporanei vi romperemo le scatole ancora per un po’. Ma non rassegnatevi. Finché ci sarà fantasia ci sarà speranza, anche per voi di riposare finalmente in pace nella rasserenante convinzione di non essere vissute invano. Vissute non una, ma dieci, cento, mille volte in storie e idee a cui ancora sentiamo il bisogno di aggrapparci perché non ce ne sono né di nuove né di confortanti.</p>
<p>Abbiate fiducia. A noi non manca di certo! È la nostra dolce maledizione.</p>
<p align="right"><em>Le grandi persone sono destinate<br />
a passare inosservate tra le generazioni<br />
presenti,  ma verranno ricordate<br />
come un esempio da quelle future.</em></p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><img src="http://www.shiningarden.com/img/firmaLara.gif">&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;eterna lotta tra introversi ed estroversi</title>
		<link>http://shiningardenracconta.wordpress.com/2007/11/15/introversi/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 20:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shiningardenracconta</dc:creator>
				<category><![CDATA[parole & pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[introversi]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Lost Letters del  25 settembre 2007
Dato che mi piace leggere, ne leggo sempre di tutti i colori. Leggere mi rilassa e non potrei rinunciarvi per niente al mondo.
Non sono così diplomatica come sembro: ci sono cose per le quali lotterei con le unghie e con i denti e quello che amo rientra tra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=19&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="right">Da <a href="http://shiningarden.splinder.com/post/14009357/L%E2%80%99eterna+lotta+tra+introversec" target="_blank">Lost Letters</a> del  <em>25 settembre 2007</em></p>
<p>Dato che mi piace leggere, ne leggo sempre di tutti i colori. Leggere mi rilassa e non potrei rinunciarvi per niente al mondo.<br />
Non sono così diplomatica come sembro: ci sono cose per le quali lotterei con le unghie e con i denti e quello che amo rientra tra queste cose.  Dato che mi piace sia leggere che scrivere, spesso mi capita di citare qualcosa che ho letto e che mi ha ispirata, provo anche a mettere in pratica dei consigli carpiti qua e là e non mi do per vinta finché capisco che è davvero finita. </p>
<p>Spesso visitiamo blog, leggiamo articoli, post, pensieri di persone a noi del tutto estranee e alle parole di qualcuno ci affezioniamo persino. È la misteriosa legge dell’attrazione a guidarci verso l’ignoto. E ogni tanto l’ignoto ci mostra un riflesso di noi stessi a dir poco sorprendente!<br />
Oggi, ad esempio, mi è capitato di leggere un <a class="red" href="http://www.theatlantic.com/doc/200303/rauch?r" target="_blank">articolo di Jonathan Rauch</a> sul sito <em>The Atlantic.com</em> attirata dall’insolito titolo “Caring for your introvert” (prendersi cura del proprio introverso. Sottotitolo: le abitudini e i bisogni di un gruppo poco compreso).  </p>
<p>Il succo dell’articolo? L’autore si è definito un introverso e si è lanciato in una bella e interessante descrizione dei privilegi e dei drammi dell’essere una persona introversa. Badiamo bene, come sottolinea anche l’autore, non ho detto timida o asociale, ho semplicemente detto introversa.<br />
Qual è la differenza? Ad un introverso non ho certo bisogno di spiegarla, ad un estroverso invece consiglio di leggere l’articolo di Rauch e di farne tesoro! <img src="/editor/fck/editor/images/smiley/rhymbox-1.0/smile.gif" alt="" /> </p>
<p>Anch’io come l’autore mi proclamo un’introversa e sottoscrivo il 99% del suo articolo. Leggerlo è stato liberatorio, scoprire nelle parole di un’altra persona un pezzo di te stessa che non eri mai riuscita a spiegare né tantomeno a far capire mi ha procurato una piacevole sensazione di sollievo.  Ecco, mi sono detta, ecco tutto quello che avrei voluto inculcare nella testa di quei zucconi che per anni mi hanno etichettata ora timida, ora scontrosa, ora asociale. L’essere introversi non è una malattia!<br />
Per anni mi sono sentita stigmatizzata per un carattere che non mi ero di certo scelta, ma faceva parte di me. Per anni ho sentito le mie stesse lamentele da altri introversi e col tempo ho imparato ad ignorare le critiche e i consigli sul come essere e agire.  </p>
<p>Molti pensano che gli introversi siano persone deboli, incapaci di relazionarsi con gli altri, li vogliono “aiutare” e li spronano “a tirare fuori il carattere”, a “buttarsi nella mischia”. Non capiscono che il carattere è qualcosa di personale e ci sono modi e modi per farsi valere ed esprimere se stessi.<br />
È una verità che ogni bambino introverso impara ben presto: la società non vuole persone introverse, non sa cosa farsene e così le incita a rinnegare il proprio carattere, i propri bisogni per altri che reputa migliori e più desiderabili.  È questo il messaggio che mi è stato trasmesso sia a scuola che nella vita di tutti i giorni: devi parlare, interagire, essere al centro dell’attenzione anche solo per pochi secondi. Non rimanere in silenzio, non parlare di cose interessanti, non li fare sentire in imbarazzo con la tua incapacità di rincorrere gli argomenti.  Il mondo è nelle mani degli estroversi, è palese, sono loro ad avere successo, a far carriera, a cogliere le opportunità migliori… o perlomeno questo è quello che vogliono farci credere. </p>
<p>Il peggior difetto di un introverso? Essere quello che “non è di moda”.<br />
Il peggior difetto di un estroverso? Il non riflettere veramente su quello che dice o fa. </p>
<p>Se una persona è sempre in movimento pretenderà che il mondo si muova con lei e darà il tormento a tutto quello che a suo dire è statico, privo di vita.  Eppure basterebbe così poco per andare d’accordo! Se si prestasse attenzione si scoprirebbe che un introverso non è una persona che non parla, ma una persona che misura le parole, ne spende di meno rispetto ad un estroverso ed è un formidabile ascoltatore. Se quest’ultimo, infatti, ascoltasse più attentamente i discorsi di un introverso capirebbe che la distanza che li separa non è un abisso e, forse, di fronte al silenzio smetterebbe di scappare inorridito.  Per favore, sfatiamo il mito che gli introversi siano persone timide, asociali e incapaci di relazionarsi con gli altri! E smettiamola di invidiare chi la società vorrebbe farci emulare ad ogni costo!  Introversi o estroversi, alla fine comunichiamo tutti. E se proprio vogliamo dirlo, odiamo il silenzio solo quando siamo incapaci di ascoltare.</p>
<p align="center"><img src="http://www.shiningarden.com/img/introvert.jpg" border="0" alt="" hspace="5" /></p>
<p align="right"><img src="http://www.shiningarden.com/images/larafirmasg.png" alt="" /></p>
<p align="left"><strong>Risorse utili:</strong><br />
<a href="http://www.legaintroversi.it" target="blank" rel="nofollow"> LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/shiningardenracconta.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/shiningardenracconta.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/shiningardenracconta.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/shiningardenracconta.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/shiningardenracconta.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/shiningardenracconta.wordpress.com/19/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=shiningardenracconta.wordpress.com&blog=2109304&post=19&subd=shiningardenracconta&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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