Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte
Da avere a essere: una società di sani
«Se agli occhi altrui si sembra ‘asociali’ o ‘irrazionali’, poco importa: è la verità.
Gli altri infatti se la prendono con noi soprattutto per la nostra libertà e per il nostro coraggio di essere noi stessi.»
Alle volte il passato torna a colpirti come un boomerang che avevi lanciato, ma non ti aspettavi di veder tornare.
Così capita con alcune nostre azioni: non pensiamo possano avere delle conseguenze. Eppure ne hanno, anche se lo scopriamo anni dopo.
Quando lessi per la prima volta questo passo lo trovai semplicemente interessante. Qualche tempo dopo mi capitò di riprendere in mano il libro, di rileggere lo stesso passo e di sentirmelo come cucito addosso. Ora Fromm stava parlando anche di me.
Qualche settimana prima avevo scoperto che alcune persone di mia vecchia conoscenza mi avevano etichettata come “asociale”, persone di cui conservavo un bel ricordo, dalle quali mai mi sarei aspettata un giudizio del genere.
Non ho rimpianti, neppure adesso che conosco la loro opinione su di me: rifarei tutto quello che ho fatto, risarei la persona che sono stata.
A quel tempo avevo fatto una scelta e solo quella scelta oggi mi permette di accettare qualsiasi prima impressione gli altri si possano fare su di me senza per forza sentirmi “sbagliata” o “inadeguata”.
«Fintantoché le nostre azioni non li feriscono o oltraggiano, noi non dobbiamo a nessuno né una spiegazione né una parola di scusa. Quante vite sono state rovinate dal bisogno di ’spiegare’, il che virtualmente significa che la spiegazione deve essere ‘compresa’, vale a dire avvallata.
Lascia che giudichino pure le tue azioni! Tu giudica solo le tue reali intenzioni; ma ricorda che un uomo libero deve rendere conto solo a se stesso, alla propria ragione e coscienza e forse ai pochi che sono legittimati a pretendere una spiegazione.»
Ogni scelta che compiamo si paga, ora lo so, ma lo accetto perché il prezzo per sentirmi me stessa fino in fondo lo pagherei di nuovo e di nuovo. Forse non fingere di essere la persona che non si è ferisce o oltraggia gli altri? Non credo se nelle nostre intenzioni non c’è altro che rispetto per la loro vita e rispetto per la nostra.
Quando parlai di ciò che ero venuta a sapere in merito alla mia bella etichetta di “asociale”, una mia amica, che al tempo conosceva le persone in questione, si mise a ridere e mi guardò come per dire: non lo credevi possibile? Io non mi stupisco affatto del loro comportamento.
Solo in quel momento mi resi conto di quanto mal riposta fosse stata la mia buona fede.
Ora, comunque, potevo lasciare che mi giudicassero senza sentire il dovere di giustificarmi di fronte al mondo intero.
Proprio come dice Fromm: solo poche persone sono legittimate a pretendere una spiegazione. Gli altri pretendono e basta.
Prossimo articolo: Da avere a essere: il lato oscuro
Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte e II parte)
- L’arte di amare: la solitudine
- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga
- Fuga dalla libertà: evitare la distruttività
- Da avere a essere- Da avere a essere: parlare
Bibliografia:
Le citazioni sono tratte da Da avere a essere, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)

