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Maggio 16, 2008

E. Fromm XVI

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Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte

Da avere a essere: suggerimenti pratici

«L’individuazione delle radici non è sufficiente. Deve essere accompagnata da mutamenti pratici; innanzitutto è necessario liberarsi dalla presa dell’egocentrismo, iniziando col distaccarsi da ciò a cui ci si appiglia. Questo significa rinunciare ad alcune cose, cominciare a dividerle con altri e essere disposti a sopportare l’ansietà che accompagna i primi piccoli passi.

Dopodiché si avvertirà il timore di smarrire se stessi. Questa paura affiora a mano a mano che si perdono quelle cose che erano servite da stampelle alla propria presunzione. Ma ora non si tratta semplicemente di rinunciare a parte dei propri possessi: piuttosto è indispensabile abbandonare atteggiamenti, pensieri familiari, l’abitudine a identificarsi con il proprio stato sociale; occorre altresì rinunciare a frasi abitudinarie, soprattutto all’immagine che gli altri hanno di te e che tu proponi al tuo pubblico. Insomma vanno cambiati tutti i comportamenti abitudinari.

Questo processo deve essere accompagnato dallo sforzo di uscire da se stessi per rivolgersi agli altri.
[In questo modo] si consente alla nostra attenzione di venire catturata dagli altri, dal modo della natura, delle idee e dell’arte o da avvenimenti sociali e politici..

Provare interesse significa compiere il balzo, non essere più un outsider, un semplice osservatore separato da ciò che si vede.»

Sono primi piccoli passi, ma sono scelte e, quindi, si possono compiere.
Come diceva Flaubert: “Non leggo per imparare, bensì per vivere.”
Erich Fromm forse non ci sta insegnando niente perché le sue possono apparire “belle parole” sulla carta, ma è innegabile che qualcosa continui a vivere attraverso quelle parole, qualcosa che io amo definire l’entusiasmo profondo per la vita.

Prossimo articolo: L’amore per la vita
Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte e II parte)
- L’arte di amare: la solitudine
- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga
- Fuga dalla libertà: evitare la distruttività
- Da avere a essere
- Da avere a essere: parlare
- Da avere a essere: una società di sani
- Da avere a essere: il lato oscuro

Bibliografia:
Le citazioni sono tratte da Da avere a essere, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)

E. Fromm XV

Archiviato in: Erich Fromm, psicologia — shiningardenracconta @ 7:44 pm
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Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte

Da avere a essere: il lato oscuro

«Senza sforzarsi di essere disponibili ad affrontare il dolore e l’angoscia, è impensabile di poter crescere.»

Sono fuggita per anni: correvo e correvo da una situazione all’altra per impedire sia a me sia agli altri di abituarsi alla reciproca presenza.
Alle volte mi capitava perché non mi sentivo a mio agio con certe persone, ma non ne sapevo spiegare il motivo; altre volte perché sentivo sempre incombere su di me l’abbandono. Fuggivo dal dolore e dall’angoscia che però mi seguivano come un’ombra rimanendo tenacemente al mio fianco.

«Se sono incapace di analizzare gli aspetti oscuri della società in cui vivo, non posso neanche sapere chi sono, perché non so in che senso io non sono io.»

Quando capii che avevo bisogno di una direzione, di sentire che stavo andando da qualche parte, capii anche che ero inevitabilmente costretta a fermarmi.
Così mi fermai e mi ritrovai faccia a faccia con il mio passato. Cercai di comprenderlo, di accettare l’ombra da cui ero sempre fuggita.
In quel momento non capii che stavo innescando un meccanismo e che quel meccanismo mi avrebbe portata qui, al presente che vivo oggi.

La verità è che alcune decisioni le prendiamo senza sentirne le immediate conseguenze. A me quella decisione mostrò una direzione che altrimenti non sarei mai stata in grado di vedere, fece conoscere persone senza le quali oggi la mia vita non potrebbe essere la stessa e, naturalmente, portò altro dolore, ma questa volta profondamente diverso.

Oggi so che alcune persone le fuggiamo perché non siamo in grado di comprenderle e, soprattutto, di gestire un qualsiasi tipo di relazione con loro. Da altre ci sentiamo attratte perché percepiamo che qualcosa ci lega, può essere il carattere, gli interessi, il modo di guardare alla vita.

Alle volte ci sentiamo attratti dalla persone che ci fuggono, altre volte noi stessi fuggiamo da persone che ci hanno dimostrato il loro interesse. Non è una risposta “sana”, è una reazione e tutto quello che possiamo fare per non subirla è cercare di comprenderla.
Perché anche fuggendo, alcune cose ce le porteremo inevitabilmente dietro o, come si dice, alcuni ponti non riusciremo mai a bruciarli.

Per quale motivo alcune relazioni ci appaiono così difficili da gestire? Possiamo pensare che è colpa degli altri, perché sono “persone difficili” o possiamo pensare che è colpa nostra perché siamo “persone inadeguate”, ma chissà, forse non c’è nessuna colpa, c’è solo un sentimento, un’impreparazione.
Forse ci sentiamo impreparati ad affrontare gli altri e molto probabilmente questo ci capita perché siamo impreparati a capire noi stessi.
Come dice Fromm:

« …anche l’individuo che non sia completamente alienato, che abbia cioè conservato integre la propria sensibilità e capacità di sentire, che non abbia smarrito il senso della dignità personale, non sia ‘in vendita’, sappia condividere le sofferenze altrui, insomma sia rimasto una ‘persona’ e non si sia lasciato trasformare in una ‘cosa’, non può che sentirsi solo, impotente e isolato nella società odierna.

Non può fare a meno di mettere in dubbio se stesso e le proprie convinzioni, anzi persino la propria salute psichica, non può fare altro che soffrire, per quanto a volte sappia pur sempre provare contentezza e vedere il mondo con lucidità: facoltà queste che i suoi contemporanei cosiddetti ‘normali’ non possiedono più.
Così non è raro il caso che un individuo soffra di una nevrosi dovuta al fatto che egli vive da uomo sano (sane) in una società malata (insane), mentre nella nevrosi intesa in senso tradizionale, la persona malata (sick) cerca di adeguarsi a una società malata…»

Forse ci sentiamo persone sane in una società malata? Non la capiamo, non la accettiamo, ma ci dobbiamo vivere? Forse gli altri non sono che tangibili proiezioni di ciò che non ci piace e vorremmo cambiare, magari proprio in noi?

In questi anni mi sono sentita troppo spesso impotente e isolata. Avevo come l’impressione di continuare a correre dietro a persone che non ne volevano sapere di me. E poi un bel giorno, quando l’ultima goccia ha fatto traboccare il vaso (perché arriviamo sempre a toccare i nostri limiti) ho deciso di fermarmi.

In un certo senso ho come provato la sensazione che alcune persone fuggissero da me, ma fossero anche convinte che io le avrei sempre rincorse, che io ci sarei sempre stata. Alle volte ci capita di trattare male le persone a cui teniamo di più, ci sfoghiamo su di loro.

Io alla fine mi sono fermata, mi sono guardata intorno e ho scoperto di essere circondata da persone che mi stavano dimostrando il loro affetto, persone che non erano quelle che stavo rincorrendo.

Guardo ancora in direzione dell’orizzonte, ma ho smesso di correre. Non metto più in dubbio quello che provo, non voglio più soffrire senza capirne il motivo.
Però, ed è questa la verità, ho impiegato anni per guardare in faccia me stessa, per essere in grado di vedere che potenzialmente non sono mai stata sola.

Prossimo articolo: Da avere a essere: suggerimenti pratici
Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte e II parte)
- L’arte di amare: la solitudine
- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga
- Fuga dalla libertà: evitare la distruttività
- Da avere a essere
- Da avere a essere: parlare
- Da avere a essere: una società di sani

Bibliografia:
Le citazioni sono tratte da Da avere a essere, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)

E. Fromm XIV

Archiviato in: Erich Fromm, psicologia — shiningardenracconta @ 7:37 pm
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Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte

Da avere a essere: una società di sani

«Se agli occhi altrui si sembra ‘asociali’ o ‘irrazionali’, poco importa: è la verità.
Gli altri infatti se la prendono con noi soprattutto per la nostra libertà e per il nostro coraggio di essere noi stessi.»

Alle volte il passato torna a colpirti come un boomerang che avevi lanciato, ma non ti aspettavi di veder tornare.
Così capita con alcune nostre azioni: non pensiamo possano avere delle conseguenze. Eppure ne hanno, anche se lo scopriamo anni dopo.

Quando lessi per la prima volta questo passo lo trovai semplicemente interessante. Qualche tempo dopo mi capitò di riprendere in mano il libro, di rileggere lo stesso passo e di sentirmelo come cucito addosso. Ora Fromm stava parlando anche di me.
Qualche settimana prima avevo scoperto che alcune persone di mia vecchia conoscenza mi avevano etichettata come “asociale”, persone di cui conservavo un bel ricordo, dalle quali mai mi sarei aspettata un giudizio del genere.

Non ho rimpianti, neppure adesso che conosco la loro opinione su di me: rifarei tutto quello che ho fatto, risarei la persona che sono stata.
A quel tempo avevo fatto una scelta e solo quella scelta oggi mi permette di accettare qualsiasi prima impressione gli altri si possano fare su di me senza per forza sentirmi “sbagliata” o “inadeguata”.

«Fintantoché le nostre azioni non li feriscono o oltraggiano, noi non dobbiamo a nessuno né una spiegazione né una parola di scusa. Quante vite sono state rovinate dal bisogno di ’spiegare’, il che virtualmente significa che la spiegazione deve essere ‘compresa’, vale a dire avvallata.
Lascia che giudichino pure le tue azioni! Tu giudica solo le tue reali intenzioni; ma ricorda che un uomo libero deve rendere conto solo a se stesso, alla propria ragione e coscienza e forse ai pochi che sono legittimati a pretendere una spiegazione.»

Ogni scelta che compiamo si paga, ora lo so, ma lo accetto perché il prezzo per sentirmi me stessa fino in fondo lo pagherei di nuovo e di nuovo. Forse non fingere di essere la persona che non si è ferisce o oltraggia gli altri? Non credo se nelle nostre intenzioni non c’è altro che rispetto per la loro vita e rispetto per la nostra.

Quando parlai di ciò che ero venuta a sapere in merito alla mia bella etichetta di “asociale”, una mia amica, che al tempo conosceva le persone in questione, si mise a ridere e mi guardò come per dire: non lo credevi possibile? Io non mi stupisco affatto del loro comportamento.
Solo in quel momento mi resi conto di quanto mal riposta fosse stata la mia buona fede.

Ora, comunque, potevo lasciare che mi giudicassero senza sentire il dovere di giustificarmi di fronte al mondo intero.
Proprio come dice Fromm: solo poche persone sono legittimate a pretendere una spiegazione. Gli altri pretendono e basta.

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- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga
- Fuga dalla libertà: evitare la distruttività
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Le citazioni sono tratte da Da avere a essere, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)

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