E. Fromm – XIII

Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte

Da avere a essere: parlare

«L’uomo moderno è massificato, in larga misura ’socializzato’,
ma sostanzialmente è un isolato.»

Negli scritti pubblicati in Da avere a essere si parla spesso del ruolo degli esseri umani all’interno della società, dei rapporti che li legano, dei loro sentimenti.

«Poiché si è estraniato dai suoi simili, [l'uomo moderno] si trova a fronteggiare un dilemma: egli teme il contatto troppo intimo con gli altri e nel contempo ha paura di rimanere isolato e di non avere rapporti interpersonali. La conversazione triviale assolve il compito di dare una risposta al seguente interrogativo: come posso rimanere solo senza sentirmi isolato? Il parlare diviene un’esigenza patologica.»

Qualche tempo fa parlai con una mia amica che aveva appena cominciato l’Università, mi confidò di essere un po’ delusa dalle persone che aveva incontrato: “Parlano sempre delle stesse cose: i corsi, i professori, le uscite il sabato sera. Io vorrei anche parlare d’altro…”
Capivo i suoi sentimenti e sapevo che, con un po’ di fortuna, avrebbe trovato delle persone diverse da quelle che le era capitato di incontrare fino a quel momento, a me era successo così.

L’Università è il tipico ambiente della conversazione triviale (come molti altri luoghi, del resto): potenzialmente puoi conoscere e conosci molte persone, ma sono poche o addirittura rare quelle con le quali riuscirai ad istaurare un rapporto appena più profondo.

Io stessa, al mio primo anno di Università, mi stupii della facilità con la quale conoscevo gente. Non ero mai stata una persona estroversa, al contrario, eppure, ad un corso, bastava voltarsi verso il proprio vicino, chiedergli una cosa semplicissima e il gioco era fatto.
Il giorno dopo ti rivedevi e ti salutavi. Credo che quel primo anno mi ritrovai a parlare con persone che, in circostanze diverse, non sarei mai neppure riuscita ad avvicinare. Parlavamo di tutto e di niente perché l’Università è un luogo di crocevia: ci rimani per un po’ di tempo e poi ognuno va per la sua strada.

«… mentre parlo so di esistere, so di essere qualcuno, di avere un passato, una professione, una famiglia. Mentre parlo di questi argomenti, ho la conferma della mia esistenza. A questo fine ho bisogno di qualcuno che mi ascolti. Se parlassi solo con me stesso, impazzirei. L’ascoltatore mi crea l’illusione del dialogo, mentre in realtà si tratta di un monologo.»

Prossimo articolo: Da avere a essere: una società di sani
Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte e II parte)
- L’arte di amare: la solitudine
- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga
- Fuga dalla libertà: evitare la distruttività
- Da avere a essere

Bibliografia:
Le citazioni sono tratte da Da avere a essere, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)

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