E. Fromm – XI

Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte

Fuga dalla libertà: evitare la distruttività

»» Alla fine di tutto dove ci porta la paura della libertà? Fromm risponde a questa domanda senza mezzi termini:

«La distruttività è il risultato della vita non vissuta.»

La distruttività è la risposta umana alla paura di essere veramente liberi.

«Julien Green: “Sapevo che contavamo poco di fronte all’universo, sapevo che non eravamo nulla; ma l’essere così incommensurabilmente nulla sembra in qualche modo schiacciante e al tempo stesso rassicurante. Quelle figure, quelle dimensioni oltre la portata del pensiero umano, sono totalmente soverchianti. Esiste qualcosa a cui possiamo aggrapparci? In mezzo al caos di illusioni, in cui veniamo gettati a capofitto, una cosa sola si profila come vera, ed è l’amore. Tutto il resto è nulla, un vuoto. Scrutiamo in un immenso e nero abisso. E abbiamo paura.”»

«…tale sentimento di isolamento e impotenza, qual è stato espresso da questi scrittori, e qual è avvertito da molti cosiddetti nevrotici, non è qualcosa di cui la persona media normale sia consapevole. È troppo spaventoso: viene coperto dalla routine quotidiana delle sue attività, dall’incoraggiamento e dall’approvazione che trova nei suoi rapporti personali o sociali, dal successo economico, da innumerevoli distrazioni, dal ‘divertisi’, dal ‘fare conoscenze’, dall’ ‘andare in giro’, Ma il fischiare nel buio non porta luce.»

Da che cosa ci deriva questo sentimento di isolamento e di impotenza? Da noi stessi? Dagli altri?
È troppo spaventoso, afferma Fromm, e io mi chiedo: ma lo è davvero? Ossia, questo sentimento è qualcosa che esiste per davvero o ce lo siamo creati noi? E poi, come è successo per tante altre cose, ha finito per vivere di vita propria alimentato dalle nostre paure?
Esiste qualcosa a cui possiamo aggrapparci?, si chiedeva Julien Green fornendo un’unica risposta: l’amore. Fromm ha dato la stessa risposta. Là fuori proprio in quel mondo che sentiamo tanto ostile ci sono molte persone che rispondono allo stesso modo: amore.
Pensiamo ad un altro paradosso: pensiamo che l’amore possa essere davvero la risposta a molti dei nostri problemi. Che cosa sappiamo sull’amore? Sappiamo davvero amare? Forse releghiamo questo concetto in un angolo perché in verità abbiamo paura di ammettere che siamo totalmente ignoranti sull’argomento. E così è meglio interrogarsi sulla religione, sulla politica, sulle guerre, sui diritti e i doveri. Su chi deve avere e chi deve perdere, su tutto e sulla celebrazione del nulla.
Ammetto di aver pensato per lungo tempo che parlare di amore e pace sulla terra fosse una mera utopia. Beh, mi sbagliavo. Non è un’utopia, è semplicemente qualcosa che relegheremo sempre in un angolo, chiuderemo gli occhi e faremo finta che non esista.
Forse il mondo ha bisogno di molti idealisti, non perché costoro cambieranno il mondo, ma perché ogni volta che riapriremo gli occhi ne avremo uno che ci starà guardando interrogativo come a chiederci: ma perché accetti qualcosa che non senti vero? E, forse, anche se i nostri occhi saranno ciechi, i suoi, perlomeno, ci permetteranno di non dimenticare.

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Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte e II parte)
- L’arte di amare: la solitudine
- L’arte di amare: creare
- L’arte di amare: amore nel lavoro
- Fuga dalla libertà
- Fuga dalla libertà: comunicare
- Fuga dalla libertà: meccanismi di fuga

Bibliografia:
Le citazioni sono tratte da Fuga dalla libertà, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)

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