Dal progetto: Erich Fromm: una vita, un’arte
II seconda parte
L’arte di amare: amare è un’arte
« La gente non pensa che l’amore non conti […] eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare in materia d’amore. »
Ed effettivamente era così anche per me. Mentre leggevo il libro e subito, sin dall’inizio, mi si diceva che non avevo tra le mani un volumetto “sulla facile istruzione dell’arte di amare”, mi rendevo conto che forse c’erano tante cose che avevo dato per scontate, e tante che avevo palesemente ignorato.
Vere o false che fossero mi dissi che sarebbe valsa la pena leggere il libro con spirito critico e valutare le sue affermazioni obiettivamente.
« La maggior parte della gente ritiene che amore significhi “essere amati”, anziché amare; di conseguenza, per loro il problema è come farsi amare, come rendersi amabili. »
Vero? Falso? Forse fin troppo vero. Per me è stato così sin dall’inizio: alle volte cerchi qualcuno che ti ami quasi con la convinzione che se lo troverai questa persona ti darà la prova che anche tu puoi essere amato. Se lui ti ama allora significa che anche altri ti possono amare, quindi non sei una persona sgradevole o antipatica (come alle volte succede di pensare quando ti ritrovi solo).
In me, inoltre, c’è sempre stato anche un ulteriore meccanismo: se è l’altra persona ad amarmi, io posso accettare il suo amore senza mettermi veramente in gioco. Non sono io ad aver scelto lui, ma è stato lui a scegliere me.
Al primo appuntamento ci si lustra ben bene e poi… sarà amore eterno. Peccato che il lucido scompaia ben presto, sia sul nostro viso sia su quello dell’altra persona, e così, purtroppo, molto spesso capita di ritrovarsi a fare coppia fissa… con un estraneo.
«La gente ritiene che amare sia semplice, ma che trovare il vero soggetto da amare, o dal quale essere amati, sia difficile. »
In fondo difficilmente ci capita di pensare che potremmo non essere capaci di amare. Siamo semplicemente convinti di essere sfortunati in quanto non riusciamo a trovare la persona che fa battere il nostro cuore, tremare le nostre gambe, azzerare la nostra salivazione… In poche parole: pensiamo sia difficile trovare “quella persona speciale” che distingueremo dalla massa e desidereremo conoscere. Amare, invece? Oh, sarà facile amare la “persona giusta”!
Peccato che di persone giuste al primo sguardo siamo anche in grado di trovarne un discreto numero durante la nostra vita, ma poi tutte lasciano cadere la maschera e al millesimo sguardo scopriamo che sono quelle sbagliate. Una bella fregatura!
Fino a qualche tempo fa pensavo di essere perfettamente in grado di amare, dovevo solo trovare il soggetto giusto e… sarebbe stata una fiaba. Non pensavo al principe azzurro o all’anima gemella, semplicemente a quella persona da cui, in un certo senso, mi sarei “sentita chiamata”.
Poi quella persona è giunta e la mia bella fiaba non l’ho mai potuta vivere. Come mai? Mi chiedevo. È stato terribile per me scoprire che si poteva pensare di provare qualcosa di sincero e l’altra persona non era dello stesso avviso.
Migliaia di domande continuavano a vorticarmi in testa ed ecco che torniamo al momento culminante nella libreria.
«Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. […] Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. »
Erich Fromm conosceva alcune risposte alle mie domande.
Prima risposta: ecco quello che avevo provato conoscendo quel ragazzo. Era vero, avevo sentito distintamente quel muro crollare davanti a me ed era stata una sensazione forte, eccitante. Come un giro sulle montagne russe: qualcosa di nuovo che di sicuro, avevo pensato, avrebbe portato dei cambiamenti nella mia vita.
In effetti i cambiamenti li portò, ma non quelli che avevo supposto io.
«All’inizio, essi scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine.»
Mai parole avevano colto di più nel segno: ora, a storia finita, potevo guardare al passato con una certa obiettività e ammettere che alcune cose le vogliamo vedere e altre ci si mostrano senza che noi siamo in grado di percepirle.
L’infatuazione era stata intensa? Sì. C’era amore? Questo davvero non lo so dire, ma presumo di no. Prima di incontrarlo mi sentivo sola? Devo essere sincera e lo sarò: sì. Solo che mi sentivo sola prima di incontrarlo, ho continuato a sentirmi sola dopo averlo incontrato (anche se avevo il pensiero di lui a tenermi compagnia) e mi sentii sola dopo che la storia era finita.
Mi ero quindi invaghita di lui perché mi sentivo sola? Non credo, ma conservavo dentro di me parecchie convinzioni sbagliate sull’amore e lui le fece emergere tutte nel peggior modo possibile: me ne rese consapevole mentre ero nel vivo della mia infatuazione.
Prossimo articolo: L’arte di amare: la solitudine
Articoli precedenti:
- Erich Fromm: una vita, un’arte
- Erich Fromm: una biografia
- L’arte di amare: amare è un’arte (I parte)
Bibliografia:
Le citazioni sono tratte dal libro L’arte di amare, Erich Fromm, Oscar Mondadori (2003)
Categories:
Tags: arte di amare, Erich Fromm, psicologia
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