da Lost Letters dell’11 novembre 2007
Siamo al calduccio, sotto il piumone, i sogni ci confortano avvolgendoci nella loro nebulosa coltre e non c’è nessun altro luogo al mondo nel quale vorremmo essere.
Ma eccolo, improvviso e spiacevole, ci strappa dall’idillio: è il suono della sveglia delle sei di un freddo lunedì mattina. Il weekend ci ha ormai voltato le spalle e il nostro più ardente desiderio sono ora cinque minuti di ozio puro. Ancora cinque brevi minuti.
Cinque minuti che all’improvviso si trasformano in dieci e siamo quasi costretti a catapultarci fuori dal letto.
Fa freddo, le palpebre sono pesanti e chiedono pietà, i pensieri si rincorrono e giungono là dove non vorremmo: al posto di lavoro, ai colleghi, al capo, a quel nuovo compito che ci è stato affidato.
Come superare il trauma nel tempo di una doccia e un caffé caldo? Bel dilemma.
Qualunque sia la nostra occupazione, il lunedì mattina è il momento peggiore della giornata, quello in cui anche senza motivo molleremmo tutto per chiuderci in casa o scappare chissà dove.
Spesso ci sentiamo costretti in qualcosa: un ruolo che durante il fine settimana possiamo anche abbandonare, ma che il lunedì ritroviamo ad attenderci, come un bel vestito scomodo e stretto che indosseremo per i prossimi cinque giorni.
Siamo condannati senza possibilità di appello? Nessuna speranza di superare l’ansia, la tristezza, la malinconia e affrontare il lunedì con energia e serenità?
Vittima per anni della “sindrome del lunedì” ho sempre pensato che dipendesse da fattori e circostanze sulle quali non potevo influire.
Ogni volta era uno scalciare, protestare, piagnucolare della parte di me sovversiva che si ribellava a quella più assennata. “Non mi alzo! Io là non ci vado!”, continuava a urlare qualunque posto fosse quel là.
Perché il lunedì ci appare quel brutto mostro mangia speranze e sogni? Come affrontarlo e ridargli il giusto valore?
Un metodo semplice e originale è riconoscere le quattro debolezze mentali di cui siamo vittime più o meno tutti. Ne parla Shane Magee nel suo articolo Four mental foibles we all cherish – and how to get rid of them e io ve ne propongo un riadattamento incentrato sul lavoro.
Scoprite se anche voi ne siete vittime inconsapevoli:
1. Siamo propensi a immaginarci il peggiore dei futuri possibili
(ovvero anche questa settimana andrà tutto male al lavoro)
Lavorare è una necessità: dobbiamo mantenerci e mantenere la nostra famiglia.
Spesso però finiamo ingabbiati in un lavoro che non ci piace e in un ambiente che spegne ogni iniziativa e voglia di fare.
Per paura abbassiamo la testa, ingoiamo la frustrazione e andiamo avanti accumulando pensieri cupi e deprimenti.
Proviamo invece a cambiare prospettiva: la mattina guardiamoci alla specchio e al posto della solita vittima, ammiriamo un vincitore solitario. Siamo noi quel vincitore che sfida le intemperie di un lavoro difficile e snervante, le pareti scoscese di un ambiente artefatto e insensibile, le ripide di compiti nuovi e gravosi.
Siamo un novello Indiana Jones che si lancia nell’avventura e ne esce sempre trionfante.
Non pensiamo di essere l’ultima ruota del carro, lo sfigatello che non potrà mai aspirare a niente di più. Pensiamo in grande, pensiamo a noi stessi. Pensiamo di essere i protagonisti di un’avventura che ci chiede molto, ma che alla fine ci restituirà molto.
Crediamoci.
2. Abbiamo la tendenza a scorgere negli altri solo le qualità peggiori
(ovvero il mio capo è un odioso arrivista e i miei colleghi dei doppiogiochisti)
Quanti di noi possono dire di avere un capo illuminato e dei colleghi leali? Quanti non si sono mai sentiti sfruttati dai propri superiori e maltrattati dai colleghi?
La realtà ci mostra quanto sia molto più probabile finire nelle grinfie di un arrivista complessato che di un sereno imprenditore. Ma pensiamoci: chi è perfetto?
Anche noi non lo siamo: novelli Indiana Jones talvolta ci arrabbiamo con gli occasionali compagni di viaggio per un contrattempo, una scelta sbagliata, l’incapacità di soddisfare le nostre richieste.
Siamo tutti responsabili dei nostri difetti e del modo in cui questi si ripercuotono sulle persone che li devono sopportare.
Se consideriamo il nostro capo e i colleghi degli ottusi nemici la nostra avventura sarà costellata da persone che cercheranno di sabotarla. La sfida è giocare d’anticipo: osserviamoli obiettivamente, scoviamo i loro punti deboli e usiamoli per rafforzare il nostro carattere e la volontà.
Restituiamo a tutti la giusta dimensione: non ingrandiamo i difetti e troviamo spazio anche per i pregi.
Nonostante ciò, se proprio ci rendessimo conto di essere circondanti dalla peggior feccia umana, potremmo sempre affinare la nostra arte dell’avventura: se siamo persone che non hanno bisogno della bieca competitività o dell’inutile falsità per dare il meglio di noi sul lavoro e raggiungere i nostri obiettivi, congratuliamoci per aver raggiunto il livello successivo della scala evolutiva!
3. Sentiamo di avere tutto il tempo del mondo
(ovvero se non fossi costretto a lavorare potrei fare tutto quello che mi piace e sarei soddisfatto)
Diciamoci la verità: quante volte ce lo ripetiamo al giorno?! È un pensiero fisso sia da studenti che da lavoratori. C’è sempre qualcosa che ci ruba tempo, che ci impedisce di dedicarci a quello che ci renderebbe felici, che sia un hobby o il dolce far niente.
Eppure il tempo non corre da nessuna parte, è sempre con noi e spesso non sappiamo come occuparlo.
Ai tempi dell’università, quando lo studio era una questione di organizzazione personale, ricordo di essermi sempre rammaricata di tutto il tempo che ero costretta a passare sui libri quando avrei tanto voluto fare mille cose diverse come leggere, scrivere, andare al cinema.
La vita era piena di stimoli e io mi dovevo rinchiudere in casa o in biblioteca. Alla fine dividevo sempre il tempo per lo studio con i mille pensieri di ciò che non potevo fare.
E una volta sostenuto l’esame? La libertà mi sopraffaceva, avevo tutto il tempo del mondo e non sapevo più cosa farmene. Potevo leggere, scrivere, uscire o guardarmi un bel film ma non era più la stessa cosa perché ora avevo il tempo per farlo ed era troppo.
Liberiamoci dalla trappola del tempo e degli impegni: con un lavoro, una famiglia e mille richieste dal mondo esterno abbiamo sicuramente meno tempo per fare le cose che amiamo ma dobbiamo porre dei limiti e non sempre a noi stessi. Dobbiamo porli anche al lavoro (quindi non pensiamoci più una volta tornati a casa), alla famiglia (tutti abbiamo diritto ai nostri spazi) e prendiamoci del tempo per noi e solo per noi. Se pensiamo di non poterlo fare perdiamo di vista l’elemento fondamentale di ogni avventura: si trova sempre il tempo per fare quello che si ama. In un modo o nell’altro l’avventura prosegue.
4. Ci continuiamo a ripetere: “Non sono in grado di farlo”
(ovvero non so come risolvere quel problema, organizzare quel lavoro, non mi sento all’altezza del compito)
Bassa autostima, scoraggiamento, incapacità di scegliere. Quali di questi mali ci affligge se pensiamo di non poter fare qualcosa?
Da bambini non avevamo paura finché qualcuno forse ci ha detto: “Questa cosa non la puoi fare!” “Se ti comporti così non ti voglio più bene, sei un bambino cattivo!”
Ci abbiamo creduto ed ora eccoci qui convinti di non saper fare. Che spreco!
A diversi gradi di preparazione siamo tutti capaci di fare qualcosa, la faremo semplicemente in modi diversi.
Il segreto per superare l’ostacolo del “non so farlo” è ripetersi incessantemente: lo posso fare, ma a modo mio. Perché non c’è un modo universale di fare le cose. Ci sono tanti modi con tanti risultati diversi.
Prendiamoci del tempo per capire qual è il nostro metodo per risolvere i problemi, organizzarci e realizzare un progetto. Prendiamoci il nostro tempo. Sempre.
Bene, cosa ne pensate? Qualche riflessione estemporanea?
Domani sarà lunedì e una nuova avventura si presenterà puntuale come sempre alle sei di mattina.
Come ci sveglieremo? Intrepidi Indiana Jones o sfiduciate vittime del lunedì? A noi l’ardua sentenza.
Comunque vada non rammarichiamoci troppo: nonostante tutto siamo pur sempre il miglior vincitore solitario che il nostro specchio possa riflettere! A me non par poco, e a voi?!
Buon inizio di settimana a tutti.

Credits photo: FreeWine


Novembre 23, 2007 alle 15:22 |
Che dire, Lara?!!anche stavolta hai fatto centro!!!ho letto tutto d’un fiato il tuo scritto e ho trovato molte risposte alla mia personalissima sindrome del lunedì mattina!riuscirò d’ora in poi a vedere nello specchio la faccia di una vincitrice solitaria anzichè qlla di una sonnanbula che fissa a occhi semichiusi la vetrina del bagno?!Ti farò sapere! Intanto ti ringrazio per qsto spunto di riflessione che alla prossima occasione non mancherò di approfondire. Per ora sono ancora in ferie e le terribili ripide del Superesse possono attendere!cmq prometto che comincerò a prepararmi psicologicamente per competere con Indiana Jones..le sfide difficli mi sono sempre piaciute!E d’ora in poi il mio motto sarà davvero: lo so fare ma a modo mio!meno male cmq che domani è sabato e il fmigerato lunedì può attendere anche per te!buon week-end!a presto Silvy
Novembre 26, 2007 alle 18:44 |
Ciao Silvy! Il lunedì è un giorno traumatico per molte persone, per me in primis! Affrontarlo nel migliore dei modi è davvero una sfida difficile, ma dato che si ripresenta ogni settimana con il tempo e la pratica si spera diventi meno arduo!
Beata te che sei in ferie, goditi la meritata vacanza anche per me.
Un abbraccio,
Lara
Gennaio 19, 2009 alle 09:48 |
Ciao! non ci conosciamo però ho letto questo post proprio in un lunedì mattina e devo dire che sta piano piano funzionando…davvero questa è una vera perla di saggezza! Ciao e…buon inizio di settimana a tutti!
Gennaio 24, 2009 alle 10:39 |
Ciao, grazie per la visita! Sono felice che i consigli del post ti siano stati d’aiuto… alle volte un diverso atteggiamento è proprio quello che ci serve per dare una svolta alla nostra giornata.
Un saluto,
Lara